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La Psicologia Dei Bambini

Amministrazione

L'asilo nido

L'ambiente dell'asilo nido
L'ambiente dell'asilo nido

0hi ohi! Adesso sì, niente è più come prima. Bisogna essere proprio grandi. Si esce presto al mattino come mamma e papà, si comincia a vivere per molte ore della giornata in un ambiente completamente diverso da quello familiare. Succede che le necessità della vita lo richiedano molto presto, qualche volta si comincia anche a sei mesi.

Coraggio, le risorse dei bambini sono infinite...o quasi. L'ingresso in asilo nido è in tutto e per tutto l'inizio della vita "sociale". Volti adulti sconosciuti... tanti bambini che non sono i fratellini o i cuginetti: un ambiente molto nuovo e molto affollato, fa un po' paura, ci si sente disorientati... come minimo. Certo, i più grandicelli sono già stati ai giardini, hanno avuto anche qualcosa da dire con altri bambini a proposito del turno sull'altalena o sullo scivolo... Ma c'erano le mamme, i papà, i nonni o le tate che giravano intorno e risolvevano quelle faccende. E adesso? Viene un groppo in gola, viene da piangere... Voglia di scappare... Voglia di mamma!

Bimbo scontento
Di già? Sono troppo piccolo!

Molti bambini non lo danno nemmeno a vedere, questo disagio, e sembrano adattarsi quasi da subito, altri sono più tristi, meno disposti a giocare e a prendere gusto a questo nuovo mondo tanto più grande e complesso. Per fortuna, di norma, se l'ambiente è accogliente, se le maestre sono abbastanza anche un po' mamme, perfino i bambini più reticenti possono trovare stimolante questa inedita esperienza.

Per i genitori, forse soprattutto per le madri, questo momento può essere perfino più difficile che per i loro cuccioli. Si fanno sentire i sensi di colpa, e la sofferenza della separazione dal bambino, alimentata dalla sensazione di abbandonarlo quando è ancora troppo piccolo. Beh, qualche volta c'è anche la gelosia verso le educatrici che, nella fantasia delle mamme, attrarranno l'affetto del loro pupo.

Bimbi che giocano
"Ah però, sembra divertente!"

La decisione/necessità di iscrivere i figli, in tenera età ad un asilo nido o ad una scuola materna, implica sempre una certa carica di emotività, consapevole o no. Le discussioni tra esperti e nelle famiglie sono molto accese e le opinioni spesso divergenti. Ci sono i sostenitori della forza intrinseca nella natura del piccolo, naturalmente portato verso la conoscenza e curioso verso le novità, e ci sono i difensori della sua fragilità emotiva e psicologica almeno prima dei 18 mesi. C'è chi si sente terrorizzato all'idea delle innumerevoli malattie di cui sarà vittima, chi orgoglioso di vederlo già così cresciuto. Poi ci sono le varie opinioni di nonni, amici e finalmente anche quelle imperative di gruppi militanti per un verso o per l'altro.

Non esiste una regola certa che indichi se sia meglio che i bambini siano avviati verso un ambiente sociale dopo il compimento dei 18 mesi, oppure che stiano con i genitori, o i nonni o con la tata quando entrambi i genitori lavorano. Infatti questo dipende dalla natura, carattere e livello di maturità del bambino.

Poi c'è la realtà che oggi molto spesso richiede alle madri e padri di riprendere il lavoro dopo pochi mesi dalla nascita di un bambino. D'altronde, da quando cominciano a muoversi un po' più per conto loro ed un po' più lontano dallo spazio fisico del mondo familiare, vediamo i bambini nel tentativo di frugare dappertutto, provare tutto, affamati di esperimenti e conoscenze nuove. Il nido ne offre, in quantità controllata, ma la maturazione emotiva è ancora in costruzione e la necessità di fare subito rifornimento di amorevoli attenzioni esclusive è grande, una volta ritornati in zona materna.

Nel corso della mia esperienza formativa, ho osservato direttamente bambini mentre vivono la loro giornata al nido ed in seguito ho discusso molte osservazioni effettuate dai miei allievi, di bambini nella loro casa, in seno alla famiglia, dopo il rientro dalla scuola materna o dall'asilo nido. Di certo, ogni minuto di vita fuori dal guscio familiare, è una avventura impegnativa, ma molto raramente negativa. I bambini piccoli tornano a casa con un bel bagaglio di nuove emozioni: ogni giorno più cresciuti, ma anche con una gran voglia di mamma/papà, bisogno di rapporti esclusivi e familiari, che hanno bene o male saputo mettere da parte nelle ore precedenti.

Ma non sempre i genitori riescono a rispondere adeguatamente. Qualche volta viene loro meno quella attenzione distratta indispensabile al piccolo che cresce.

Per esempio, ricordo Giulia, che ha iniziato l'asilo nido a nove mesi, è tra le più piccole, una bambina leggermente indietro rispetto alle tabelle ufficiali dello sviluppo: non gattonava ancora e non provava a comunicare con qualche abbozzo di parolina. Dopo neanche una settimana di nido, la bambina, andando dietro ad un'altra piccolina, imparò a muoversi gattonando, e, a casa la si sentì sillabare pa…pa. Sviluppo cognitivo quindi, nonché motorio e relazionale.

In un momento di osservazione vediamo Giulia, di ritorno a casa, molto seria, seduta sul divano accanto alla nonna che l'ha presa all'uscita dal nido. Anche la mamma è stata fuori, al lavoro, forse è stanca, forse ha bisogno anche lei di rifornimento emotivo e sostegno... Sta di fatto che non accoglie la bambina abbastanza positivamente. Giulia, invece, sta guardando intensamente la sua mamma, quindi si protende verso di lei e comincia a lamentarsi dando segni di sempre maggiore disagio.

La mamma le fa capire che non è disponibile subito... E' appena arrivata, le dice, e l'avvisa che tra un attimo le preparerà la merenda. La merenda? Ma la bimba non avverte bisogno urgente di merenda! Vuole qualcos'altro, così si sporge in avanti e sta per cadere dal divano. In questo modo, riesce a farsi prendere in braccio e smette subito di lamentarsi. Brava Giulia! A dimostrazione delle risorse che, nel loro piccolo, sanno mettere in campo i bambini anche quando gli adulti non riescono ad identificarsi empaticamente subito ai loro bisogni.

Tutti teoricamente sono consapevoli che i bambini non sono solo pappa, cacca e nanna ma non è scontato che si riesca a stabilire la sintonia, perché spesso succede che anche gli adulti che se ne prendono cura siano colmi di disagi e sentano la difficoltà del cambiamento, di dover modificare la relazione con il loro piccolo che non è più tutto loro, che arriva a casa un po' straniero, pieno di esperienze che non appartengono più solamente al nucleo familiare.