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La Psicologia Dei Bambini

Amministrazione

Dislessia

Ragazzo in difficoltà con la lettura
Ragazzo in difficoltà con la lettura

Un termine che indica una difficoltà, nell'apprendimento di scrittura, lettura e calcolo; quelli, cioè, che emergono vivamente con l'inizio della scuola. Spesso la dislessia si accompagna a disortografia e discalculia, cioè non riuscire ad imparare a leggere e scrivere fluidamente, senza errori ed a comprendere la matematica anche semplice. Ci sono molte teorie sulle cause di queste difficoltà, quasi tutte di approccio organicistico e neurologico. Si legge anche di possibili origini genetiche, dal momento che si trovano, a volte, difficoltà simili in uno dei genitori. Tuttavia, è molto difficile farsi un'idea certa sulle cause, dal momento che la discussione è ancora accesa ed i pareri sostengono punti di vista diversi.

Il mio punto di vista è quello di una psicologa interessata alla nascita e sviluppo del pensiero con particolare attenzione alle vicende emotive e relazionali che lo sottendono. Lo sviluppo cognitivo e la capacità ad apprendere che superficialmente siamo abituati a considerare come una funzione della parte razionale della mente sono strettamente intrecciati con lo sviluppo della capacità di costruire relazioni. Buone relazioni. Tale capacità è a sua volta collegata con la qualità delle relazioni che si vivono nell'esperienza reale e con il modo in cui la mente le elabora. Dunque, non sempre la difficoltà ad apprendere ha origini neurologiche, ma può alcune volte essere capita come un intoppo relazionale di natura evolutiva.

Nell'articolo "Dal Gioco al Pensiero" ho delineato lo sviluppo, dal punto di vista cognitivo, della capacità di pensare, a partire dal livello strettamente concreto e sensoriale fino agli albori del pensiero astratto, attraverso il gioco, il disegno, ed infine la nascita del pensiero simbolico, che consiste nella possibilità di far succedere cose nella mente. Grazie alla manipolazione di simboli astratti, per l'appunto. Tra la conoscenza fisica, tattile, visiva e gustativa della mela e il riconoscimento della immagine mela e poi della parola "mela" prima suono e poi segno, bisogna essere diventati molto esperti di relazioni tra oggetti fisici e oggetti esistenti solo nella nostra mente. In linguaggio psicologico questo si chiama "processo di interiorizzazione". Tale dinamica ha luogo quando il bambino, ad un certo punto della sua vita, si sente certo che la mamma (e il mondo) esiste anche quando non la vede, tocca o sente.

Il fatto che ciò avvenga con successo o avvenga malamente o non avvenga del tutto, può dipendere da problemi biologici e neurologici, ma anche da qualcosa che non è andato nel verso giusto fin dalle prime esperienze relazionali del bambino con l'ambiente che lo cura. Sovente i bambini con futuri problemi di apprendimento scolastico, da piccoli non hanno cominciato a parlare nei tempi, e poi lo hanno fatto in modo scarno; ad esempio, se avevano sete preferivano indicare il rubinetto, piuttosto che dire "ho sete", anche essendo in età per farlo. Bambini che preferivano usare la mano della mamma per afferrare gli oggetti che avrebbero potuto raggiungere da soli, che giocavano in modo ripetitivo e stereotipato, senza fantasia. Disegni confusi, pasticciati, incomprensibili.

In questi casi il problema non è specifico dell'apprendimento scolastico ma nasce molto prima, da una esperienza relazionale primaria insufficiente. Il fatto di non aver potuto costruire oggetti mentali saldamente collegati nelle loro parti, produrrà, successivamente, una enorme difficoltà a mettere insieme le lettere al primo colpo d'occhio e farle diventare oggetto riconoscibile e conosciuto. M...E...L...A: i bambini dislessici su base emotiva percepiscono 4 lettere, e la forma concreta delle lettere si scontra con la comprensione immediata del significato della parola. Inoltre, mentre tentano di decifrare meccanicamente una parola lettera per lettera, perdono di vista il suo ruolo all'interno della frase e così vivono un'esperienza drammatica di perdita di senso e di fallimento. I piccolini che cominciano a leggere, procedono anche loro lettera per lettera (emme, a, elle, a... me...la) ma, mentre vanno avanti non perdono le lettere già decifrate, le tengono a mente e le riuniscono subito.

Di questo si tratta: difficoltà a dominare i simboli astratti ed i legami tra loro. Un vero e proprio disastro esistenziale che si chiama dislessia: estrema fatica a riconoscere le parole ed i numeri, figuriamoci a leggere interi periodi o fare calcoli. Stanchezza, impossibilità a concentrarsi, rifiuto dello studio, sono le inevitabili conseguenze. Ho conosciuto bambini che sono venuti in terapia per un problema come questo e che mi hanno raccontato, quando hanno potuto farlo, che vedevano le singole lettere ma non potevano collegarle tra loro.

Uno di questi bambini ha avuto un approfondimento diagnostico molto articolato (non solo basato su test di lettura o scrittura) ed è stato diagnosticato "non dislessico" ma con problemi di concentrazione su base ansiosa. Dunque una valutazione di tipo emotivo. Un intervento terapeutico "funzionale", così come le facilitazioni scolastiche, aiutano molto ad abbassare il livello di ansia ed il senso di frustrazione, modificando la disposizione verso la scuola e lo studio, tuttavia in alcuni casi un lavoro di tipo psicologico è proprio necessario.

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