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La Psicologia Dei Bambini

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Disturbi del sonno

Il mio bambino di due anni dorme solo in braccio a me

Annamaria da Bari

Le scrivo per chiedere un suo parere e se possibile una soluzione al mio problema: sono mamma di un bimbo di 19 mesi e da 3 settimane andare a dormire la sera è diventato un incubo. Mio figlio si addormenta in braccio a me e nel momento in cui lo poso nel lettino, urla disperato piange terrorizzato singhiozzando come se gli stessero facendo del male. Si calma solamente se lo riprendo in braccio. Premetto che fino a poco tempo fa dormiva da solo nel suo lettino. Non penso sia successo nulla nel frattempo. Anche quando lo lascio dai nonni piange come un disperato, a volte rimanendo senza fiato, quando mi vede andare via. Come mai questo comportamento improvviso? C'è qualche soluzione?

Gentile Signora Annamaria,
mi dispiace ma non posso proprio indovinare la causa esatta del comportamento del suo bambino. Sono, però, sicura che qualcosa deve essere successo. Suo figlio ha sviluppato una forte angoscia che sembra essere prodotta dalla paura di perdere la mamma e ci deve essere un motivo che probabilmente è legato alla crescita o a qualche cambiamento: ha cominciato l'educazione sfinterica (abitudine a fare pipì e cacca nel vasino)? C'è in vista l'inserimento al nido? Lei, mamma, ha ripreso il lavoro e lo lascia più spesso dai nonni? Avete cambiato casa? Spesso succedono cose che per gli adulti sono perfettamente normali ma che possono indurre reazioni forti nella emotività infantile, ancora fragile. I bambini, nelle fasi precoci della vita affrontano veloci trasformazioni, fisiche, mentali e di abitudini.
Qualche volta lo stress è molto grande per loro ed hanno bisogno di un momento di pausa, o di una regressione per riprendere fiato. Perciò cominciano ad adottare i comportamenti di quando erano proprio piccoli, fanno un passo indietro per poi riprendere il percorso normale. Questo quadro si chiama "ansia da separazione" e, di solito, il momento viene superato. Le consiglio di sostenere il bambino in questo passaggio; metta il suo lettino accanto al suo e lo tocchi quando piange. Se non basta, lo prenda anche nel suo letto, gli faccia sentire la vicinanza del suo corpo.
Non si preoccupi di "viziarlo" in questo modo; suo figlio ha bisogno di questo, non è un capriccio. Prima o poi questa fase passerà.

Mio nipote di 5 anni si attacca all'orecchio della mamma per addormentarsi

Manuela da Pistoia

Sono la nonna di un bimbo di 5 anni. Da quando aveva pochi mesi Fabio ha il vizio di toccare l'orecchio della madre. Inizialmente non ho dato importanza pensando che fosse un modo del bambino per rilassarsi. Negli anni successivi però, e a tutt'oggi, questo vizio è presente nel rituale per addormentarsi e quando è stanco piange se non gli permetti di attaccarsi al tuo orecchio, facendo anche male perché lo stropiccia.
Cosa possiamo fare per capire il disagio del bimbo e interrompere questo brutto rituale? C'è un problema?

Molti bambini usano il contatto con il corpo della mamma per rilassarsi prima di dormire. Lo fanno perché hanno difficoltà a separarsi dalle persone significative (specialmente la mamma) ed anche come un modo per trattenerle, per essere certi che non si allontaneranno lasciandolo solo. Questo comportamento di solito scompare col tempo, verso i due anni o prima.
Fabio ha 5 anni e questo forse fa pensare ad una difficoltà superiore alla media. E' stato allattato molto a lungo? Questo potrebbe essere un motivo per cui gli è più difficile abbandonare il contatto fisico per addormentarsi.
Proponetegli una alternativa, un ciuccio con un po' d'acqua o succo di frutta, se lo gradisce. Restategli vicino finché non si addormenta, tenetegli la manina, regalategli un peluche nuovo, insomma offritegli qualcosa in cambio. E' abbastanza grandicello per capire che fa male, glielo dovete dire ed anche imporvi, sebbene forse alla mamma non dispiace troppo che il suo bambino la cerchi ancora. In questo caso lui manterrà senz'altro questa abitudine perché viene percepita come positiva.

In realtà è stato allattato pochissimo perché alla nascita ha avuto dei problemi ed è stato in terapia intensiva per tre settimane. Fabio è un bambino dolcissimo, molto attaccato alla madre, in sua presenza molto capriccioso. Adesso è da me per qualche giorno ed è un bambino adorabile. Non essendoci mia figlia lui si è attaccato a me. Non mi dispiace perché prima non manifestava le sue emozioni nei miei confronti: è timido, ma questo rituale di stropicciare l'orecchio per dormire lo ha con me in questo momento. Sono preoccupata, inoltre si attacca anche quando è in dormiveglia. Lei ritiene opportuno un consulto da uno specialista?

Da quanto mi dice, credo che il motivo di questo comportamento e cioè delle modalità concrete che il bambino usa per addormentarsi, attaccandosi fisicamente, sia da cercare nella sosta in terapia intensiva per tre settimane, lontano dalla mamma subito dopo la nascita. Sono eventi che purtroppo quasi sempre lasciano traccia nella psiche dei bambini.
Fabio è un bambino sensibile ed affettuoso, ma anche fragile dal punto di vista emotivo, proprio perché ha vissuto un'esperienza di distacco precoce e brusco dal corpo materno. Gli è rimasta dentro la paura di perdere il contatto fisico con le persone, soprattutto quelle importanti, proprio come è successo quando è nato, e quindi le afferra. L'orecchio è sporgente e sta fermo, rappresenta un appiglio immediato.
Potreste consultare uno specialista se il bambino presentasse altri problemi, non so, troppo timido o introvertito, ma questo singolo problema io proverei a risolverlo in famiglia. Offritegli la mano, per esempio, e non allontanatevi finché non sarà profondamente addormentato. Lasciate la porta della cameretta semiaperta o trovate un modo per fargli accettare un'alternativa all'orecchio facendogli comunque percepire la vostra presenza. Dovrebbe arrivare a sentirsi sufficientemente sicuro che non perderà nessuno. Questo è necessario per potersi abbandonare al sonno e separarsi dall'ambiente.
Infine, come ho scritto prima, niente impedisce che voi gli proibiate di appendersi all'orecchio. Con fermezza, senza sgridarlo, ditegli che provoca vero dolore. Forse la vostra famiglia ha vissuto un trauma per i problemi di salute del bambino, alla nascita, e siete troppo condiscendenti con lui. Se questo fosse il caso, un sostegno professionale potrebbe esservi molto di aiuto.

Mia figlia di 29 mesi vuole di nuovo dormire nel lettone

Mariangela da Torino

Ho una bimba di 29 mesi che si è sempre addormentata con me nel lettone e poi la portavo nel lettino, prima nella mia camera e da un anno nella sua cameretta. Da circa 3 mesi si sveglia nella notte e vuole dormire con me nel lettone e l'ho accontentata. Ho preso un lettino 140x70 per eliminare la culla pensando che le sbarre la disturbassero ed è peggio di prima…ora vuole solo dormire nel lettone. Sono demoralizzata. Era così brava prima a dormire da sola...che cosa posso fare?

Gentile Signora, la sua bambina sta facendo una piccola regressione nel percorso di crescita. Succede spesso e di solito non è una cosa allarmante. Dovrebbe risolversi spontaneamente. Potrebbe essere dovuta a qualche spinta in avanti che il momento le richiede; per esempio: c'è in vista l'ingresso alla scuola materna? O qualche altro evento emotivamente importante? Ha notato cambiamenti di umore nella sua bambina? Il suo papà vive con voi? Avete avuto qualche problema ultimamente? Il cambio dalla culla al lettino non è utile in un momento di stress perché costringe la bimba ad un ulteriore cambiamento e perché la culla, più stretta, contiene di più e risulta essere più rassicurante per i piccoli. Le consiglio di riproporre la culla e poi, piano piano di nuovo la cameretta, ma con pazienza, le dia tempo.

La ringrazio infinitamente e le dico con piacere che la bimba sono 2 notti che dorme nel suo lettino.

Molti problemi di sonno. Bimbo di sei mesi

Anna da Milano

Luigi ha 6 mesi tra pochi giorni, da quando ne ha 3 è iniziata una
battaglia vera e propria col sonno. Ora siamo entrati in un circolo
vizioso da cui non riusciamo ad uscire: Non dorme da solo (prima
sì...), si addormenta in braccio e piange disperato appena lo mettiamo
giù. Prima si addormentava nel lettino e almeno 4 ore le tirava...ora
non ne vuole sapere, si dispera e quando crolla, dopo 20/30minuti al massimo
si sveglia di nuovo piangendo (questo di giorno); la notte tira quasi
un'ora e poi punto e a capo (si sveglia in media 7 volte a notte). È
un calvario senza fine: dormendo poco e male di notte, poi di giorno è
nervoso e troppo stanco e allora si ricomincia con i pianti per
dormire (anche se preso in tempo appena vediamo che vorrebbe dormire).
Abbiamo provato tutto... bagnetto, musica, rituale per la
nanna, melatonina, lettone, in braccio, linea dura (siamo arrivati a
lasciarlo piangere 2 ore prima di tirarlo su) … e niente ha migliorato
la situazione. È davvero estenuante. Siamo stati anche dall'
osteopata… nulla di nulla... siamo stanchi e frustrati, non è così
che dovrebbe essere. Ora per giunta il bimbo non sta
crescendo, nonostante ormai mangi bene pappe e mio latte. Spero abbia
dei consigli, grazie.

Si tratta davvero di un circolo vizioso che sarebbe opportuno sbloccare, anche se gradualmente. Più siete, voi genitori, stanchi e tesi, più lo sarà anche lui, innescando, appunto, il circolo vizioso. Vorrei sapere se è successo qualcosa in famiglia nel periodo dopo i tre mesi di Lorenzo. C'è sicuramente una ragione che provoca in lui tanta agitazione. Leggo che mangia pappa e prende il seno. Avete cominciato lo svezzamento a tre mesi? Se sì, come è andata? Come avete organizzato l'introduzione delle pappe? Mi pare di capire che mangia volentieri, tuttavia potrebbe aver trasferito sul sonno un disagio che non ha evidenziato verso il cambiamento dell'alimentazione, anche se è stato graduale. Assume le pappe con il cucchiaino? Avete preso in considerazione una causa organica, tipo, ad esempio la presenza di coliche? In genere le coliche si risolvono dopo i tre mesi, però possono lasciare uno stato di nervosismo nel bambino fino a dopo un anno, con conseguente insonnia. Che cosa dice il pediatra? Perché avete consultato un osteopata? C'è qualcosa che lo calma, almeno per un po'? il ciuccio? Il lettone? Che strategia state adottando in questo momento? Ad esempio, lo mettete a dormire, si sveglia e piange...che cosa fate, lo prendete in braccio, state vicino al lettino e lo accarezzate sulla testa, sulla pancia, sulla schiena, lui si calma ma quando lo mettete giù o vi allontanate si sveglia e ricomincia a piangere? Mi descriva quello che succede, per favore. Si sveglia e piange anche nel lettone? Più dettagli mi racconta e meglio potrò provare ad aiutarla, sono situazioni delicate e bisogna capire che cosa sta creando tanto turbamento. Lorenzo è il suo primo figlio? Lei ha ripreso a lavorare? Se sì, da quando? Che tipo di bambino è, quando non piange? È attivo, curioso, sorride, ride, gioca? Qualche facile consiglio. Se il lettone neanche serve, rinunciate. A volte può essere perfino controproducente. Piuttosto sistemate il lettino (lettino o culla? da quando è passato dalla culla al lettino?) accanto al vostro letto in modo che sia possibile toccarlo solo allungando il braccio appena sentite che sta cominciando ad agitarsi. Se possibile, organizzate dei turni, in modo che almeno uno di voi possa riposare di più ogni tanto. Avete genitori che vi aiutano? Possono portarlo fuori in carrozzina a passeggio per consentire a voi un paio d'ore di sonno di pomeriggio? Prendete in considerazione di fare qualche passo indietro, ad esempio, se mangia dal cucchiaino, provate ad offrirgli la pappa dal biberon e poi magari qualcosina da sgranocchiare da solo con le sue manine. Non si preoccupi se non prende peso, credo che sia dovuto al grande dispendio di energie che ha.

Luigi è il nostro primo bimbo, desiderato e cercato. Ho avuto una bellissima gravidanza e un parto veloce a termine. L'allattamento è andato bene sin da subito ma ha sofferto tanto di coliche (trattate con actenacol, mylicon etc.) e questo lo ha reso molto stitico (fino a 20 gg fa non faceva la cacca da solo ma dovevamo stimolarlo). Ho iniziato lo svezzamento 1 mese fa, a 5 mesi, con una pappa per pranzo e il resto latte (pappa con verdure, carne e mais, tapioca), da circa 1 settimana gli diamo la pappa anche la sera: con la cacca sembra essersi stabilizzato. Per quanto riguarda il dormire: non è di certo un dormiglione, è sveglissimo, iperattivo e tonico ma fino ai 3 mesi si svegliava un paio di volte per mangiare e poi si riaddormentata subito. Non ha mai dormito nel lettone ma nel suo lettino accanto al nostro. Non c'è stato nessun evento che possa averlo disturbato, ma sta di fatto che sembrava che il mal di pancia continuasse, faceva molta aria. E da lì è iniziato il calvario: per un po' abbiamo tenuto duro, poi quando siamo arrivati a 7/8 risvegli x notte, io ho cominciato a passare una parte della notte con lui sul divano (ero esausta) e a dargli il seno più spesso di prima perché sembrava che niente lo calmasse. Prima di allora il seno non era mai stato un modo per calmarlo: ora si sveglia tantissimo, non dorme mai più di 50 minuti, raramente tira un'ora e mezza la notte, si sveglia piangendo forte(abbiamo provato a non tirarlo su subito, abbiamo provato a tranquillizzarlo toccandolo o parlandogli ma rarissimamente questo è bastato, il più delle volte parte con pianti e lacrime e poi lo devo tirare su, coccolarlo e dargli il seno, non succhia per fame perché nel giro di 5 minuti si riaddormenta per poi rifare tutto da capo poco dopo). Ora siamo davvero in un circolo vizioso che non riusciamo a sbloccare perché le notti sono terribili e di giorno uguale: lui è palesemente stanco ma non si lascia andare, si ribella al sonno: tutto ciò sta diventando insostenibile. Lorenzo ha bisogno di dormire (3 risvegli vanno bene, li tollera bene e io anche… ma adesso siamo almeno a 7 e questo sta provocando disastri. Sono giorni e giorni che non dorme (lui dorme 7 ore su 24, tutte spezzate e ha il sonno leggerissimo non sprofonda mai).

Sulla base di quello che mi dice, non mi resta che pensare che i disturbi del sonno attuali siano una sequela delle coliche di cui ha sofferto in precedenza. La letteratura e la mia esperienza dicono (come credo di averle già scritto) che la sofferenza per mal di pancia nei primi mesi di vita, con conseguente difficoltà a dormire, spesso lascia problemi di sonno anche dopo la risoluzione, anche fino ad un anno. Come mai? Lor Luigi è un bambino attivo e vivace, anzi lei me lo descrive come "iperattivo e tonico". Queste sue caratteristiche presumibilmente lo rendono "teso" per sua natura e particolarmente esposto a difficile rilassamento muscolare. Presumo che l'esperienza delle coliche con l'aggiunta dei problemi nella defecazione e necessità di stimolazione, a cui, forse bisogna ancora aggiungere uno stato di ansia in famiglia, abbia lasciato in lui molte tracce. Penso che ad ogni minima sensazione intestinale, normale e neanche percepita per altri bambini, per lui sia associata all'esperienza dei mal di pancia passati. Lui "sente" come se fosse dolore e reagisce come se avesse continui dolori di cui ha anche paura e che provocano angoscia. Quel tipo di pianti disperati fanno proprio pensare ad una qualunque percezione interna interpretata e vissuta come dolore o minaccia di dolore. Non posso che consigliarvi di provare a sciogliere il nodo liberandovi voi dalla paura e angoscia che il non sapere che cosa gli succede provoca. Con tutta quella vostra stanchezza, è difficile mantenere uno stato d'animo sereno, mi rendo conto, ma non vedo altra strada per trasmettergli il messaggio che non c'è alcun male in arrivo. Potreste anche farvi consigliare da uno specialista psicoterapeuta infantile, perché no?

Difficoltà alla scuola materna

Mia figlia di 3 anni non vuole più andare all'asilo e a casa è strana

Mariella da Roma

Sono mamma di una bimba di 3 anni appena inserita alla scuola dell'infanzia. Mia figlia è sempre stata una bimba molto socievole e solare, sempre col sorriso e soprattutto desiderosa di stare con altri bimbi, nonostante ci sia stata poco, per assenza di amichetti o parenti vicini con bimbi. Ha frequentato qualche volta uno spazio famiglia con i nonni dove era felice di andare.
L'ingresso al scuola è stato all'inizio positivo, tutti i piccoli piangevano mentre lei in una settimana si era fatta molti amici soprattutto tra le bimbe grandi. Tutti dicevano che era allegra e solare. Dopo circa due settimane con orario ridotto per l'inserimento, ha ricevuto un morso sulla guancia vicino all'occhio da un suo compagno un po' problematico a livello comportamentale, ossia che picchia tutti senza motivo. Le maestre mi hanno detto che in particolare era attirato da mia figlia e da un'altra bimba.
Questo fatto ha scatenato un cambiamento in mia figlia che non riusciamo a risolvere. Il giorno dopo è andata ancora alla scuola tranquilla, poi è stata a casa dieci giorni per influenza e quando è rientrata ha iniziato a fermarsi per la nanna. I primi due giorni ha dormito, a detta delle maestre. Dal terzo giorno, disastro. Mi hanno detto che piange sempre, che nell'ora e mezza della nanna piange ininterrottamente ed è un problema per gli altri. Quando arriva a casa non è più lei, è triste, irascibile, ci picchia, non mangia, e in questi ultimi giorni è arrivata a fare pipi addosso e vomitare alla sera o appena uscita dalla scuola. Ha riferito altri casi di schiaffi ricevuti da quel bambino e dice che non vuole assolutamente più andare.
La maestra mi dice che a scuola va tutto bene e fa le attività contenta. Però quando vado a prenderla la trovo piangendo e a casa non vuole parlare.
Non volevo cambiare le cose perché so che poi i bambini ne approfittano ma dato che sono settimane che non dorme al pomeriggio e alla sera salta cena e mi chiede di dormire alle 19.00, ho deciso di andare io a prenderla, mio malgrado, visto che sono all'ottavo mese di gravidanza, alle 13.00. Appena arrivate a casa si addormenta e sono io a svegliarla dopo due ore e mezza. Nonostante ciò la sera inizia ad avere la crisi: sta saltando cena e si addormenta alle 20.30, lei che è sempre andata a dormire alle 22.30. Io non so come procedere, come farla sentire più forte nei confronti di questo bambino che è il principale trauma per lei. Non vuole più giocare con nessuno, piange e dice che le manca la casa quando è a scuola.
E' giusto prenderla almeno dopo pranzo? Ho sbagliato? Credevo sarebbe stata un esperienza positiva per lei perché non vedeva l'ora di andare e invece è diventato un incubo.

Gentile signora Mariella,
sono dell'opinione che il primo inserimento alla scuola materna, in coincidenza con una nuova gravidanza della mamma, ponga qualche peso emotivo in più per i bambini di quanto non accada già solo per la prima uscita dal contesto familiare, che resta comunque un momento importante e delicato. Certamente le difficoltà che la bambina sta incontrando a causa del compagno aggressivo non l'aiutano a vivere questo passaggio della sua vita in modo sereno, ma non credo che siano la ragione principale del suo disagio. Lei ha provato ad essere positiva ed a vivere il momento con il suo bel carattere di sempre. Poi non ha retto ed adesso sta manifestando un'angoscia da non prendere sottogamba. Una domanda: secondo lei mamma, la bambina a scuola piange molto (ma la maestra dice che è contenta) oppure piange solo quando arriva lei? Perché in questo caso sembrerebbe che voglia mandarle un messaggio.
Il comportamento a casa è davvero pesante, pare che la bimba sia molto arrabbiata con voi. Forse per il fratellino in arrivo e per essere stata allontanata da casa proprio in questo momento? I bambini sembrano sempre felicissimi dell'arrivo di un nuovo fratellino, però, nel loro intimo covano anche sentimenti di dolore, timori di essere lasciati in secondo piano.
Lei mamma fa bene ad andare a prenderla più presto a scuola, tuttavia mi rendo conto che questo sta diventando troppo gravoso. I nonni possono dare una mano?
Consiglierei, ad ogni modo, una consulenza psicologica perché mi sembra che le reazioni della bambina siano da prendere sul serio, così come il suo diritto di mamma ad aspettare il nuovo bambino in serenità.

Mio figlio di 6 anni piange e si arrabbia a scuola

Alessandra da Lecce

Vorrei un consiglio: ho un figlio di 6 anni, è figlio unico, e non so più come gestirlo. Si offende per un nonnulla, si mette spesso a piangere ed è molto agitato. Questo comportamento è peggiorato da quando ha iniziato la scuola materna: si lamentava del fatto che, secondo lui, lo incolpavano sempre di tutto. A scuola va benissimo, le maestre dicono sempre che l'unico problema è che piange sempre, si arrabbia per tutto, non accetta che gli si dica che ha sbagliato e cose del genere. A casa non racconta niente, dice sempre che non si ricorda oppure che non sa perché fa così. Nonostante tutto, a scuola va ben volentieri, anche se all'inizio ha avuto qualche litigio con i compagni.

Gentile signora Alessandra,
mi sembra che il carattere di suo figlio sia sempre stato difficile. Forse perché è stato molto accontentato e non abituato alle rinunce che sono inevitabili nella vita sociale e familiare. Le reazioni negative si sono accentuate con l'ingresso alla scuola materna e, con l'inizio della scuola elementare le cose sono peggiorate perché il contesto, per l'appunto "sociale" si è allargato. A scuola ha a che fare con tanti altri bambini e non può ottenere tutto quello che vuole. La sua vita da "figlio unico" non la ritrova a scuola. Credo che sia un bambino intelligente ma bisognoso di sentirsi sempre "unico" e perfetto, non sopporta le frustrazioni, e soffre perché nella vita ci sono le frustrazioni e le rinunce, oltre che le belle soddisfazioni. Suo figlio va bene a scuola, quindi ha di certo molte belle soddisfazioni, ma non sembra che si senta soddisfatto. Fategli vedere le sue conquiste e parlategli molto del fatto che siete orgogliosi di lui, dei suoi successi a scuola, specialmente quando non fa i capricci ed è capace a rinunciare a qualcosa. E' un bambino un po' infantile, poco pronto al confronto con la vita fuori dalla famiglia. Interessatevi alla sua giornata scolastica, fatelo parlare. Lui non si rende conto di quello che gli succede quando sta male dentro, ma se parla probabilmente prenderà coscienza e capirà, Se non arriva da solo, spiegategli voi genitori che sta male semplicemente perché si è affezionato alla vita di quando era più piccolo e poteva avere molte cose che adesso non ha più perché è cresciuto e può aspirare ad avere cose diverse, per esempio i bei voti a scuola e l'amicizia dei suoi compagni. Potreste eventualmente prendere in considerazione la consulenza di uno psicologo che vi orienti su come comportarvi con lui.

Mia figlia di 4 anni reagisce aggressivamente alle provocazioni dell'amica del cuore

Federica da Genova

Sono la mamma di Giulia, bimba di 4 anni e mezzo che frequenta la scuola materna; è sempre stata serena ed anche l'inserimento è stato abbastanza facile. Adesso, però è sorto un problema: Giulia si è molto legata ad un'altra bimba e le maestre riferiscono che se non gioca con lei sembra sentirsi persa. Mia figlia è vivace, un po' allergica alle regole, ma, a detta delle maestre, molto intelligente e più avanti di altri bimbi. Ultimamente la sua amichetta, altra bimba molto sveglia ma con la lingua un po' lunga, le fa battute o la caccia via e la mia, non essendo capace di rispondere a tono la spinge o la graffia, diventando, cosi, davanti agli altri quella cattiva e monella. Quindi è spesso in punizione. Come posso aiutarla a staccarsi da questa bimba di cui è divenuta succube? Aggiungo che al parco, o quando l'altra non c'è, gioca con altre compagne senza litigare. Sono molto addolorata perché lei passa sempre per la cattiva e io in cuor mio so solo che è tanto sensibile e reagisce d'istinto con le mani.

Tutti i bambini, con l'ingresso alla scuola materna, lasciano l'ambiente familiare a cui sono abituati. Quello della famiglia è un ambiente (salvo casi particolari) rassicurante e conosciuto dove le relazioni sono solide ed affettuose. A scuola la situazione cambia notevolmente perché i rapporti si moltiplicano, il contesto sociale si allarga, le regole sono più rigorose e talvolta difficili da rispettare per bambini ancora piccoli ed esuberanti. Dunque i nostri piccoli devono adattarsi e sviluppare un nuovo tipo di relazioni affettive, più allargate e dinamiche, verso i compagni, le maestre ed in generale l'ambiente scolastico. Proprio verso i quattro anni, ma talvolta anche prima, si presenta il bisogno di una relazione "speciale", privata, un modo per sentirsi unici, come lo si è in famiglia per mamma e papà. Nascono così le amicizie "del cuore", rapporti che sono investiti di grandissima importanza da parte dei bambini, e che li compensano di quello che possono sentire come una perdita di "esclusività" nell'ambito del gruppo-classe. Qualche volta, purtroppo, si casca male e nasce una legame di dipendenza eccessiva che può portare un elemento della coppia ad usare l'altro per affermare la propria superiorità con parole offensive o disprezzo o rifiuto. Succede anche fra adulti, vero? Giulia non accetta tale situazione e reagisce, questo è positivo. Purtroppo, però, lo fa fisicamente, mentre l'altra aggredisce con le parole ed è quindi meno evidente la sua responsabilità. Di solito consiglio ai genitori di non intromettersi nelle amicizie dei bambini, poiché sono molto importanti e contengono emozioni molto intense. Però in questo caso, credo che sarebbe opportuno occuparsene, sia attraverso una chiacchierata con la maestra, senza fare nomi, e spiegando che Giulia è una bambina buona, che non aggredisce mai nessuno e, se lo fa a scuola è perché qualche volta si sente provocata dai compagni. Le dica che Giulia ha bisogno di sentirsi protetta, non accusata o punita. Chieda di tenerla d'occhio e di intervenire quando notano che le bambine si avviano verso il litigio.
Non so come siano le maestre di Giulia ma spero che le diano ascolto e non pensino che lei voglia solo giustificare sua figlia. Poi bisogna proprio spiegare a Giulia che quello che fa per difendersi è violenza e che non può farlo. Deve imparare a trattenersi e a reagire in altro modo, per esempio allontanandosi. Chiedetele come mai resta così amica di una bambina che la tratta così male. Teme forse di non trovare altre amiche o amici? Le dimostri che sta molto meglio quando l'amica non è presente e che con gli altri bambini si diverte e non litiga.

Campanelli d'allarme in bambini piccoli

Mio figlio è ingestibile e rifiuta di fare la cacca nel water

Luigi da Reggio Emilia

Le porgo l'attenzione su alcuni atteggiamenti di mio figlio che ha 3 anni ed 8 mesi: mangia solo pochissime cose, non si riesce a fargli seguire poche regole, non riesce a fare la cacca nel water perché dice di aver paura. Le abbiamo provate tutte! Mi chiedo: un consulto psicologico può essere d'aiuto?

Gentile signor Luigi,
mi sembra che un consulto sarebbe proprio utile. Quando qualcosa non gira per il verso giusto è sempre molto consigliabile approfondire con uno specialista quando i bambini sono ancora piccoli.
Quanto minore è l'età, maggiore è l'elasticità mentale, la possibilità di capire a fondo l'origine dei problemi e modificare comportamenti apparentemente illogici. I bambini non sanno perché fanno quello che fanno, ma hanno sempre dei buoni motivi interni.

Mia figlia di 5 anni non sopporta più i vestiti

Adriana da Bari

Sono una mamma di 2 bambine di 5 e 2 anni e un terzo in arrivo, le scrivo perché dal nostro rientro dalle vacanze estive, ho un problema che non riesco più a gestire: la più grande rifiuta totalmente qualunque tipo di vestito, dalle mutande alle calze, le maglie, pantaloni, tutto. Tutto le dà fastidio!
Mi riprometto ogni volta di non perdere la pazienza, a volte ci riesco, molte altre no, ma per me sta diventando davvero difficile, a questo punto credo ci sia qualche disagio che non riesco a capire, perlomeno da sola.

Gentile signora Adriana,
purtroppo nel suo messaggio, trovo una sola probabile notizia che potrebbe essere collegata al cambiato atteggiamento di sua figlia: la sua gravidanza. Ho l'impressione che trasferisca sui vestiti il fastidio che sta provando in merito all'arrivo del nuovo fratellino/sorellina. Si può anche supporre che voglia tornare indietro all'estate, quando ancora magari la gravidanza non si notava. Avete parlato con lei dell'argomento? Come ha preso la notizia? E' successo qualcos'altro dopo il rientro dalle vacanze?

Posso dirle che dell'arrivo del fratellino/sorellina ne abbiamo parlato tanto e lei ne sembra entusiasta e contenta, perlomeno da quello che mi dice, poi non saprei se nella realtà non è cosi; un'altra cosa che ho notato, sempre in questo periodo, è che nel momento in cui non riesce a fare una cosa come vuole lei, anche solo un semplice disegno, va subito in crisi e comincia a piangere, ma un pianto isterico mai visto! Non so se sia tutto riconducibile a quello, in tutti i casi a volte non so proprio come comportarmi.

Sembra proprio un momento di grande fragilità e nervosismo, per la sua bambina. Sta diventando davvero intollerante verso ogni piccola difficoltà o insuccesso. Perché non consultate uno psicologo? A volte, quando si affrontano i problemi mentre i bambini sono piccoli è più semplice trovare la soluzione.

Ho una bambina di 3 anni e mezzo che ogni tanto dimostra di voler ferire volontariamente le persone

Luciana da Vercelli

Ho una bambina di 3 anni e mezzo che ogni tanto dimostra di voler ferire volontariamente le persone. Esempio: sa che suo padre non vuole che io (mamma) le dia per merenda le "schifezze" e appena torna a casa la sera gli racconta che le ho dato le "schifezze", così lui mi sgrida e lei, appena glielo ha detto si gira e mi dice: "Scusa mamma!" Esempio: I nonni paterni adesso sono via per 2 mesi e di solito al telefono li saluta e non dice molto altro, ma se sa che viene mia mamma e cioè la nonna materna, le dice subito. "Sai nonna che viene nonna Rita e sono contenta" poi riaggancia! Non capisco cosa possa aver generato in lei certi meccanismi, visto che in famiglia ci vogliamo tutti bene, ma soprattutto rabbrividisco perché si vede chiaramente che lo fa apposta e ci prova gusto! ‘E normale?! Come posso farle capire che queste cose non si fanno?! Io le faccio degli esempi del tipo..." Ma se mentre sei a scuola mamma ti dicesse che c'è Eleonora (la sua amica del cuore) qui che gioca con me, ti farebbe piacere?! " e la sgrido, ma non ho avuto riscontri positivi.

Sua figlia prova gusto a manipolare i sentimenti delle persone in un modo alquanto sadichetto. La mia impressione è che ciò le dia un certo senso di potere. Nasce la domanda: perché la bimba ha bisogno di sentirsi potente e forte contro i membri della famiglia? Forse i suoi genitori non sono sufficientemente saldi nel loro ruolo adulto ed allora la bambina deve costruirsi un senso di potenza personale? Mi chiedo come mai suo marito la rimproveri davanti alla bambina e proprio sulla base di una "accusa" della stessa bambina. Mi chiedo anche come mai lei offra a sua figlia "di nascosto" alimenti che il padre proibisce. L'episodio della nonna mi dice che la bambina non riesce a gestire i sentimenti di mancanza e di gelosia, quindi li riversa dove può, e credo che non riesca a gestirli proprio perché sono sentimenti che la farebbero sentire piccola e dipendente, quale in realtà è, mentre lei sta scegliendo la strada della forza e del dominio. Questi meccanismi, se diventano duraturi e cronici possono disturbare il suo carattere di domani. Vi consiglio di essere più uniti e trasparenti come genitori, non permettetele di mettersi tra di voi. Accoglietela solo con il vostro permesso, quando ha bisogno di rassicurazioni, coccole ed affetto. Voi già le date molto affetto, però la bambina ha bisogno anche di confini e di regole. Stabilite il vostro codice di regole come coppia e come genitori e rispettatele voi stessi per primi. Vedrete che la bambina non avrà più bisogno di utilizzare questi brutti espedienti.

Mia figlia di 3 anni cade, si fa male e finisce in ospedale

Eleonora da Torino

Ho due gemelli maschio e femmina di 29 mesi (la bimba ha subito un intervento al cuore a 10mesi). Vorrei capire come riuscire a gestire le loro bizze. Soprattutto lei ne combina di tutti i colori; è talmente sbadata che cade spesso ed è già andata in ospedale due volte con successive suture ad una guancia ed alla testa.

La gestione di fratelli gemelli di solito non è facilissima. Ed è ancora più complessa se sono di genere diverso, con caratteri diversi, e pulsioni differenti. Nel suo caso, poi, la bambina ha subito un intervento importante quando era ancora molto piccola. Ho la sensazione che questo fatto abbia lasciato in lei delle tracce, anche se di solito si crede che i bambini piccoli non si rendano conto di ciò che succede loro. Immagino anche che la bambina sia stata oggetto di ansie e paure da parte di voi genitori a causa dei suoi problemi di salute. Credo che forse sua figlia abbia sviluppato una sintomatologia riconducibile a questi fatti. 'E ancora agitata, più che distratta. Dentro di lei ci sono ansie ed angosce che la rendono incontenibile; inciampa, scivola, si mette in situazioni di pericolo, si fa male. Qual è il risultato di tutto ciò? Finisce in ospedale, come se il fatto di finire in ospedale fosse colpa sua, in qualche modo. Penserei ad un inconscio senso di colpa per aver avuto bisogno di andare in ospedale da piccolina. Questi sentimenti devono essere elaborati per poter superare i comportamenti attuali. Quando si presenta l'occasione, senza dare eccessiva importanza, parlatele dell'operazione, anche attraverso altre storie o disegni.
Mi rendo conto che è ancora troppo giovane per poter comprendere a fondo discorsi complessi, però osservate i suoi giochi, giocate con lei. Esistono giocattoli che si riferiscono ai dottori, alle ambulanze, bambole infermiere e cose di questo tipo. Potreste regalargliene uno o due, senza apparire insistenti o manipolatori. I giochi e le favole sono un buon modo per aiutare il pensare a qualcosa, quando ancora il linguaggio è limitato.

Tre anni, imita tutti: problemi di personalità?

Giovanna da Teramo

Ho un figlio di tre anni e mezzo e quest'anno sta terminando il primo di scuola materna. E' stato sempre dolce affettuoso, curioso, attento a tutto ciò che lo circonda. La maestra però mi ha detto due giorni fa che il fatto che imiti molto gli altri, soprattutto i più grandi, ma anche, per esempio, i movimenti stereotipati di un bambino autistico che frequenta con lui, possa essere segno di poca personalità. Mio figlio imita anche me e il papà, soprattutto verbalmente e concettualmente, nel senso che parla dell'asilo come del suo lavoro e dei suoi compagni come colleghi... fa finta di fumare (noi genitori non fumiamo) e ha un telefono giocattolo che usa facendo finta di chiamare i suoi colleghi (non lo fa continuamente e neanche in modo ossessivo) ... io non mi sono preoccupata inizialmente perché credo che alla sua età stia sperimentando e conoscendo e l'imitazione può essere un suo strumento. Però, non essendo psicologa dell'infanzia e non lavorando con i bambini ho avuto dei dubbi e ho pensato e ripensato alle parole della maestra. Mio figlio è iperattivo anche se non rientra, almeno secondo la mia valutazione, in un ADHD perché non ha problemi di attenzione e l'iperattività è fine al gioco mentre nei momenti di pranzo, cena o altro riesce a star seduto e tranquillo anche fino a quando ha finito di consumare i pasti o fare la sua attività (es oggi era in asilo e giocava tranquillo con le costruzioni e addirittura non voleva venire via). Secondo lei dottoressa? Potrebbe avere un disturbo di personalità? O iperattività?

Mi descrive suo figlio come un bambino dolce, affettuoso, attento a tutto, curioso, avido di afferrare il mondo che lo circonda in ogni minimo particolare: dunque ha una personalità ben precisa, non le pare? Ciò non toglie che a forza di voler assorbire tutto, capire tutto, possa eventualmente sovraccaricarsi di stimoli ed impedirsi di vivere le proprie esperienze interiori identificandole come tali. Voglio dire che a furia di voler talmente capire come sono gli altri potrebbe non aver tempo di capire che cosa sta vivendo lui. Tuttavia, il fatto che faccia finta di fumare in assenza di persone che fumano, mi suggerisce che il bambino ci metta anche del suo nelle imitazioni, usa la sua fantasia, cosa senz'altro positiva. Anche se avrà visto adulti fumare o parlare di lavoro al telefono, ne imita gli atteggiamenti in modo dilazionato nel tempo, e questo si avvicina al gioco di ruolo, che è diverso dall'imitazione adesiva. E poi, perché dice che è iperattivo? A me sembra piuttosto un bambino vivace e vitale, specialmente se è capace di restare a tavola finché non finisce di mangiare e se può applicarsi ad un gioco di costruzioni, che richiede concentrazione ed attenzione. In sostanza, la mia opinione è che l'ingresso alla scuola materna gli abbia offerto una buona dose di stimoli nuovi e, anche, lo abbia fatto sentire molto cresciuto, cosicché, da quell'avido curiosone che è, vuole assorbire ogni cosa. Lui "entra" talmente nelle cose che non ne vuole uscire nemmeno per tornare a casa dopo una giornata di scuola. Ha una personalità da intellettuale, probabilmente. Vi consiglierei di stimolare le parti più infantili di lui, il gioco di movimento, le risate, le cose divertenti e un po' sciocche (agli occhi degli adulti). Portatelo al parco, alle giostre, giocate a correre, uscite con il triciclo, con la palla...insomma cose poco serie. Rinforzate il suo essere bambino.

Problemi relazionali, bambino di tre anni

Marika da Milano

Ho un figlio di 3 anni che ha difficoltà a parlare, e a guardarmi in faccia: quando lo chiamo non si gira, non cambia giochi. Non gioca neanche con gli altri bambini e neanche con suo fratello. Sono preoccupata, non so come aiutarlo. Sono straniera e non so se sono riuscita a spiegarmi bene.

Gentile signora, quello che mi scrive mi lascia perplessa e preoccupata. Le difficoltà che mi segnala potrebbero essere indizio di problemi emotivi e relazionali importanti, oppure conseguenze di qualche evento traumatico, o disadattamento ambientale. Consiglio vivamente una consulenza specialistica psicologica per capire come aiutare il suo bambino.

Problemi con il terapeuta

Il mio terapeuta non si comporta in modo professionale!

Giovanna da Verona

Da qualche tempo mi sento a disagio con la mia psichiatra, ultimamente mi sembra molto arrogante e aggressiva nei suoi atteggiamenti, come se fosse sempre di cattivo umore. Ci conosciamo da molto tempo e, nonostante lei sostenga che non posso fare a meno dei farmaci, sto quasi pensando di lasciare la terapia per seguire percorsi alternativi come la naturopatia. Cosa mi consiglia?

Gentile signora Giovanna,
mi dispiace che abbia sopportato una brutta esperienza come quella che mi racconta. Immagino che sia arrabbiata ed anche dispiaciuta, dal momento che il rapporto con la sua dott.ssa dura da così tanto tempo. Ad ogni modo, le consiglierei di proseguire le sedute e non lasciarsi condizionare da un momento negativo. Capita di sentirsi dolorosamente colpiti da un atteggiamento negativo, o vissuto come negativo, che viene proprio dalla persona di cui maggiormente si ha bisogno di fidarsi. E', però, importante distinguere tra quella che potrebbe essere una reazione emotiva troppo intensa per "eccesso" di attaccamento oppure la comprensione realistica che qualcosa non sta andando per il verso giusto e che il terapeuta non si muove correttamente. In genere non consiglio di abbandonare una terapia senza gravi motivi, poiché la psicoterapia implica un coinvolgimento affettivo della persona, che, nel quadro della psicoterapia psicodinamica e psicoanalitica, svolge un ruolo centrale.

Gelosia

I miei figli con due anni di differenza sono molto gelosi tra loro

Manuela da Bergamo

Gentile dottoressa,
le scrivo perché ho difficoltà a gestire il rapporto tra i miei due figli, Giulio di 4 anni e Roberta di 6. Il problema è che sono molto gelosi uno dell'altra e litigano continuamente. A volte giungono perfino a farsi del male fisicamente e questo mi preoccupa. Noi cerchiamo di dare a tutti e due le stesse cose, ma neanche questo funziona. Che cosa mi consiglia?

Molti genitori scrivono preoccupati per le manifestazioni di gelosia tra i figli, sempre vicini per età. Molto spesso il problema diventa più importante quando la differenza di età tra i bambini è di un paio di anni. In questi casi, bisogna considerare che il bambino più grande si à visto arrivare il fratellino o sorellina in un momento molto importante della sua vita: quando doveva confrontarsi con la prima necessità di separazione dai genitori, dopo un'esperienza di attenzione privilegiata. Spesso si comincia il nido proprio mentre la mamma sta cominciando un'altra gravidanza. La nuova esperienza del nido non è un momento facile di per sé, figuriamoci se l'attenzione emotiva della mamma viene attratta dal nuovo bambino, come è normale che capiti. Anche se i genitori fanno di tutto per evitare la percezione di una differenza nel primogenito, questi si sentirà comunque, con molta probabilità, spodestato dal suo spazio esclusivo. Più in là nel tempo, le sofferenze precoci possono venire alla luce. Giulio e Roberta hanno proprio l'età in cui diventano capaci di esprimere i propri sentimenti con forza. La gelosia è normale, ma non deve diventare motivo di aggressioni addirittura fisiche e preoccupanti. Sarebbe utile l'intervento del padre che ripristini la calma, quando scoppia un litigio, (i papà sono, in genere, più autorevoli delle mamme per i bambini) ma dovrebbe farlo in modo sereno e tranquillo: niente rabbia eccessiva o punizioni fisiche, naturalmente. Anche lei può intervenire, provare a capire insieme ai suoi figli il motivo del litigio e spiegare loro chi ha ragione e perché. Se può dedicare un po' di tempo a questo, credo che le cose possano tornare gradualmente alla normalità. A volte i bambini non sono capaci di capire cosa è giusto e che cosa non lo è, di solito sono sinceramente convinti di avere sempre ragione.

Mia figlia di 6 anni fa tragedie quando allatto il fratellino di 4 mesi

Giulia da Pistoia

Ho una bimba di 6 anni e un bimbo di 4 mesi. Premetto che il secondo l'abbiamo cercato dopo un infinità di richieste da parte della prima di avere un fratellino. Io non ero molto propensa ad acconsentire, in quanto, lavorando in proprio e non avendo avuto nessun tipo di aiuto con la prima, non me la sentivo.
Comunque ho deciso di accontentarla ed il bambino è arrivato. Non volevo allattarlo ma mia figlia mi ha espressamente suggerito di farlo in quanto avrei, mi diceva, fatto solo del bene a suo fratello. Così ho deciso di farlo e non voglio smettere, sia perché ho riscoperto una cosa bellissima sia perché il bimbo cresce bene. Ma ogni volta che tento di allattarlo per lei è una vera e propria disgrazia: piange, urla, si butta per terra. Ho pensato più volte di mollare tutto, sopraffatta da questa situazione ma non l ho fatto per due motivi: 1) non è giusto per il piccolino, 2) perché la bambina avrebbe la certezza di poter fare tutto quello che vuole, cosa che già spesso fa, purtroppo! Le ho dato tutta me stessa ma il suo comportamento molte volte mi sfugge di mano. Anche a scuola ha seri problemi di apprendimento. Questa per me è stata una grande sorpresa in quanto tutte le persone che la conoscono avevano consigliato vivamente di mandarla in una scuola di prodigi (faccio presente che frequenta una scuola statale normale).
Inizialmente ho pensato che ciò fosse dovuto ad un suo bisogno di attirare l'attenzione, ma adesso mi accorgo dai suoi errori di lettura che non è così. Non so che fare, sono davvero disperata. Ho introdotto delle attività brevi ma solo nostre, senza il piccolo, faccio male?

La prima cosa che ho notato, nella sua lettera, è che non appare il padre. C'è? E, se c'è, non le dà mai una mano con i bambini? La seconda cosa è che, effettivamente, sembra che sua figlia maggiore possa decidere tutto. Può decidere sulla nascita di un fratellino, sull'allattamento... Non le sembra un po' troppo? Credo che si senta molto importante in famiglia, direi quasi onnipotente. Ma poi, di fronte alla realtà, si accorge che questo bambino le toglie parte del suo potere. Adesso la mamma si dedica con piacere anche a lui: probabilmente non era nei suoi calcoli. Credo che ne abbia ricevuto un piccolo shock che le ha confuso la mente. Per questo non riesce a concentrarsi nello studio, e la scuola elementare le richiede più impegno di prima, quando andava alla materna. Bisognerebbe aiutarla ad accettare la nuova situazione ma, non conoscendovi, non ho la ricetta esatta su come fare.
L'idea di dedicare alcuni momenti solo a lei mi sembra buona, ma sarebbe ancora meglio se il padre le dedicasse qualche momento esclusivo e meglio ancora, se poteste trascorrere qualche buon momento tutti e tre insieme. Ho l'impressione che abbiate la tendenza a relazionarvi a due, in famiglia, quindi quando il bebè è al seno, la bambina si sente, forse, troppo esclusa.
Aggiungo che fa benissimo a proseguire l'allattamento, altrimenti, come dice anche lei, sua figlia avrebbe la conferma che può ottenere tutto ciò che vuole. Invece ha bisogno di scendere con i piedi per terra e vivere nella sua posizione di figlia, in una famiglia che ha una gerarchia ben precisa che lei non può negare e scompigliare. Non escluda la possibilità di farsi consigliare da uno psicologo esperto.

Masturbazione infantile

La mia bambina di 7 anni si tocca le parti intime

Anna Maria da Roma

Buonasera dottoressa, la disturbo per un consiglio. La mia bimba di 7 anni da qualche mese mette in atto un comportamento che mi preoccupa: accavalla le gambe per farsi il solletico nelle sue parti intime. Il pediatra mi ha detto che è normale, quindi ho provato a far finta di nulla. Però noto proprio che sembra provarci gusto nel farlo e non lo faccia per un disagio vero e proprio. E' una bambina molto sensibile ma non ricordo che sia successo alcun evento eclatante nella vita della nostra famiglia. Va bene a scuola, pratica uno sport che le piace, le piace leggere e dipingere. Per lo più guarda recensioni sui giochi e video dello zecchino d'oro... oppure gioca. Ama gli animali e pur di non uccidere una zanzara si farebbe pizzicare. Desidera tanto un cucciolo di cane, ma noi non siamo d'accordo, non possiamo tenere un cucciolo in appartamento. Io le ho parlato, le ho detto che lei può farsi il solletico ma non davanti agli altri! Invece lei lo fa anche davanti agli altri, anche in situazioni delicate (per esempio in Chiesa) e mi fa davvero vergognare. Mi rendo conto di non riuscire a gestire la situazione, magari mi darò un termine e poi deciderò di fare un consulto con uno psicologo. Grazie per avermi ascoltato.

In linea generale, sono d'accordo con il suo pediatra: la masturbazione nei bambini è in sé un comportamento normale. I bambini, anche piccolissimi, appena scoprono che il contatto con i propri genitali produce piacere, tendono a riprodurlo. I piccoli non hanno pudore o senso morale perché sono per definizione concentrati sulle scoperte e regolano le proprie condotte sul principio del piacere: fanno quello che è piacevole ed evitano quello che fa male. Una mamma mi ha raccontato che, avendo chiesto alla sua bimba di tre anni perché si toccava la patatina, ha ricevuto la candida risposta "perché è bello!" In una fascia d'età precedente, i bambini trovano piacere a stimolare la zona orale ed infatti stimolano la bocca con qualunque cosa capiti loro a tiro. Crescendo, di solito verso i quattro anni, ci si aspetta che con la maturazione della personalità insieme alle pressioni sociali, questi comportamenti cessino ed eventualmente vengano messi in atto di nascosto. Spesso è proprio così, ma altre volte no. In questi ultimi casi bisogna porsi qualche domanda: è successo qualcosa di significativo in coincidenza con l'esordio del comportamento masturbatorio? C'è stato un cambiamento nell'umore, nell'appetito, nel sonno? Com'è questo "toccarsi": troppo frequente? di natura compulsiva? provoca tendenza all'isolamento o all'estraniamento? in che contesti soprattutto si manifesta? Che carattere ha il bambino? Lei mi dice che la sua bambina ha avuto una vita serena, nessun evento emotivamente significativo nella vostra famiglia, ha attualmente una vita di successi, è creativa, intelligente, sensibile. Si capisce che durante la masturbazione prova "gusto", non sembra che tenti di dissimulare, anzi. Dal momento che la sua bambina sembra molto avanti nello sviluppo della personalità, mi viene da pensare che si tratti di un comportamento provocatorio nei confronti di voi genitori. Ho l'impressione che abbia un carattere volitivo e che non le piacciano le frustrazioni. Tende a piegarvi alla sua volontà, o sbaglio? Forse vuole costringervi a prenderle un cagnolino o si vendica perché non lo fate. Di sicuro sembra provare "gusto" a mettervi in imbarazzo. Provate a parlarle di questo: può darsi che prendendo coscienza dei motivi che la spingono a farlo, attraverso una conversazione più approfondita, lei possa smettere di usarlo come strumento di provocazione; può essere utile anche l'aiuto di uno psicologo, perché no? L'unica cosa proprio inutile è sgridarla o punirla, questo è certo.

Conflitti tra genitori separati

Il mio ex marito tormenta le figlie

Giuliana da Verona

Sono separata da 6 anni, ho due figli, una ragazza di 13 anni ed un ragazzo di 10. Siamo in regime di affidamento congiunto. Le scrivo perché i ragazzi subiscono un continuo tormento di presa di posizione da parte del padre. Faccio un esempio: se mia figlia vuole stare con me ed i miei amici, un sabato in cui dovrebbe stare col padre, e glielo chiede gentilmente, lui fa di tutto per impedirlo e si rivolge molto sgarbatamente a me per telefono, insistendo sul fatto che dovrei parlare con lui di queste cose e non far parlare la ragazza. "Se ci sono motivazioni per cambi di programma, parlane con me e non investire loro" dice. Arriva perfino ad organizzare cene alternative con i nonni della ragazza, mettendola di fronte ad una scelta imbarazzante. A volte mi accusa di volergliela togliere. Mi è impossibile dialogare con lui perché siamo su posizioni opposte: io voglio accogliere, e, quando possibile, esaudire i desideri dei figli, mentre lui vuole solo favorire se stesso. Cosa posso fare? Come posso tutelare le ragazze da queste continue pressioni psicologiche?

Mi riferisce di un problema che, purtroppo, spesso si verifica tra coppie separate che hanno figli. Accade quando la conflittualità che ha portato alla separazione è ancora viva e viene purtroppo agita attraverso i figli. Soprattutto quando i figli sono piccoli o perlomeno minorenni. La sua separazione risale a 6 anni fa, quando i bambini avevano rispettivamente 7 e 4 anni. Adesso sono più grandicelli, una è già adolescente, ma sono ancora completamente sotto la vostra tutela. In sede giudiziale è stato concordato un affido condiviso. Questo significa che "La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Tutte le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione ed alla salute devono essere assunte di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli stessi" (legge 50/2006). La stessa legge recita che il giudice "determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore". Dal punto di vista psicologico, i figli di genitori separati in alcuni casi soffrono molto della perdita dell'unità familiare, ma ci sono anche i casi in cui trovano una serenità maggiore di quando erano esposti al disaccordo in famiglia. Perché quest'ultima circostanza si verifichi, però, è indispensabile che i genitori restino buoni genitori, preoccupati del benessere dei figli anche se la coppia non è più unita. La situazione specifica che lei mi descrive, purtroppo, vede i genitori ancora in litigio e questo di certo non favorisce il benessere emotivo dei ragazzi. E' vero: sono sottoposti a pressione psicologica perché, per esempio, vengono spinti avanti per ottenere permessi che solo i genitori, parlando tra loro, devono decidere, o vengono sottoposti a situazioni gravose di scelta, come quando si chiede ai bambini "A chi vuoi più bene, alla mamma o al papà?". In un mondo ideale i coniugi separati dovrebbero sentire che sono ancora genitori uniti, ancora insieme dal punto di vista della responsabilità genitoriale e dell'interesse per i propri figli. Il mio consiglio? Se non riuscite proprio a parlare, attenetevi rigorosamente a quanto ha stabilito il giudice nella ripartizione del tempo da passare con mamma o con papà. In caso di una importante necessità da una parte o dall'altra di cambiare programma, provate comunque a discuterlo fra di voi. Non c'è altra strada.

La madre del figlio del mio compagno propone di pranzare tutti a casa sua

Simona da Torino

Il mio compagno ha un bimbo di 5 anni. I genitori, da quando è nato il bimbo, non hanno mai vissuto insieme! Io e il bambino abbiamo un bellissimo rapporto, ci adoriamo. Lui trascorre due weekend al mese a casa con noi e anche ogni mercoledì dopo l'asilo. Oggi la madre dice al mio compagno che il bimbo vuole di più la presenza del padre e propone di mangiare tutti insieme a casa di lei due volte al mese e se non di più. Sinceramente non sono d'accordo perché non condivido. Penso che, così facendo, si confondano le idee a questo bambino e non si pensa al suo bene e alla sua stabilità. Forse sbaglio ed è per questo che le chiedo cortesemente un suo parere in merito.

Credo che lei abbia ragione. ‘E un bene che il bambino mantenga separata nella sua mente a nei suoi affetti, la compagna del papà dalla madre. E anche che capisca bene che i suoi genitori non vivono insieme. Oramai è grandicello e deve aver capito benissimo come stanno le cose. Secondo lei il bambino avrebbe davvero bisogno di maggiore presenza del padre? Si è espresso anche lui? Nulla vieta, se avete una buona relazione, di incontrarvi con la mamma, ogni tanto, al parco o per un gelato; questo lei può proporlo per non apparire ostile, ma bisogna evitare comportamenti confusivi. Il suo compagno ha preso posizione rispetto alla proposta della mamma del bambino? Che cosa ne pensa? Speriamo che questa iniziativa non crei tensioni in famiglia.

Il lutto nei bambini piccoli

Mio figlio ha visto il nonno in fin di vita a tre anni

Rossella da Milano

Ho un figlio di 8 anni che, purtroppo, all'età di 3 anni ha visto suo nonno in fin di vita sul pavimento di casa e poi, naturalmente, non l'ha visto più. Da quel momento ogni volta che si parla di decessi, il bambino scoppia in lacrime dicendo che il nonno gli manca. Secondo lei, questo comportamento è transitorio, oppure potrebbe andare incontro a problemi più seri? Crede che sarebbe opportuno aiutarlo con un supporto psicologico?

Cara Signora Rossella,
suo figlio di otto anni piange ancora dopo aver visto il nonno in fin di vita all'età di tre anni. Non credo che si tratti di una fase della vita, penso piuttosto che sia un dolore che il bambino non riesce ad elaborare. A tre anni i bambini hanno una idea molto vaga ed irrealistica della morte (a meno che, naturalmente non ci siano già stati dei lutti in famiglia o nella cerchia di amici e conoscenti). Ne sente parlare attraverso le favole, per esempio, in modo magico, dove si muore e si resuscita, oppure muoiono solo i cattivi e allora significa la fine di una pericolo. Hanno esperienza di fiori o di animali che muoiono, ma in questi casi non viene messa in giuoco la perdita della protezione, sicurezza ed amore, come avviene con la perdita delle persone significative.
Non so come abbiate affrontato in famiglia l'esperienza del decesso del nonno con il bambino. Che cosa gli avete detto? Non so come ha reagito lui, se ha fatto domande e come gli avete risposto.
Non è facile spiegare ad un bambino di tre anni che cosa è la morte, dal momento che non ce lo sappiamo spiegare neanche noi adulti e ci fermiamo a considerazioni razionali o di fede. I bambini possono pensare che la persona cara sia andata via e lo abbia abbandonato, può sperare in un ritorno (anche in base alle cose che gli adulti gli hanno detto, magari per non farlo soffrire troppo), potrebbe sentire oscuramente di esserne responsabile, se qualche volta non si è comportato bene, o cose del genere. Cosa crede che abbia in mente suo figlio? E' cambiato qualcosa nel suo umore e nel suo comportamento dopo la brutta esperienza? Il sonno? L'appetito? Le relazioni con le persone? Esprimere con pianti e nostalgia i sentimenti per la perdita di una persona cara è un fatto positivo, tuttavia il bimbo lo fa ancora a distanza di cinque anni, e questo mi sembra un po' eccessivo.
Parlargli con semplicità e franchezza di quello che è successo e di quello che lui prova è una buona strada, ma non si deve in nessun modo pressarlo.
Forse il supporto di uno psicologo potrebbe essere utile per capire (e far capire al bambino) come mai non riesce a rassegnarsi per questa perdita e qual è il significato di un così prolungato dolore.

Mia figlia di 9 anni ha perso il padre tre mesi fa

Raffaella da Matera

Purtroppo 3 mesi fa è venuto a mancare mio marito... La mia bambina di 9 anni da subito sembrava avesse accettato l'idea che il suo papà fosse diventato un angelo ma dopo un mese e fino adesso continua a dire quasi tutti i giorni che ha la nausea che le impedisce di mangiare come vuole. E‘ molto più tranquilla la sera, si lamenta di meno quasi niente. L'hanno visitata parecchi medici, ha fatto alcuni esami con esito negativo. I medici sono convinti che abbia una gastrite nervosa perché la gastrite è stata diagnosticata. Secondo lei può essere veramente gastrite nervosa o sarebbe utile fare altri esami. Ma gioca poco ed è da un po' di tempo parecchio pallida. Sono molto confusa e preoccupata.

Capisco bene la sua preoccupazione. Mi rendo anche conto che questi problemi
con sua figlia si aggiungono al difficile momento che anche lei sta
attraversando per la perdita di suo marito. Non so se la bambina abbia una
gastrite nervosa oppure no, però sono certa che sta esprimendo somaticamente il
fortissimo disagio che di sicuro le ha provocato la perdita del padre. Per
chiunque la perdita di una persona cara è fonte di forte stress emotivo che
impone un lavoro interiore di lutto di una certa durata. Quando poi la persona
che se ne va è il papà, e chi subisce la perdita è un bambino...che dire, il
trauma emotivo è grande. La bambina ha provato ad affrontare la realtà con un
tentativo di accettazione che non poteva essere profondo perché troppo
immediato. I sintomi fisici che la bimba presenta sono la prova che non riesce
ad affrontare la verità in modo consapevole, anche se razionalmente la conosce,
e si capisce, dopo così poco tempo! L'accettazione vera avverrà lentamente, con
il tempo, tutto il tempo necessario, e ci sarà bisogno di molto aiuto.
Innanzitutto con la vicinanza affettiva, la comprensione, l'ascolto, ed
eventualmente l'aiuto di uno psicologo esperto.

Problemi di disortografia

La maestra dice che mia figlia forse è affetta da disortografia

Emanuela da Vicenza

Ho una bimba che frequenta la prima elementare. La maestra mi ha parlato di possibile disortografia. Ha notato errori di omissione di lettere, di inversione di lettere e sillabe.
Le cose prima andavano "bene", ha frequentato la scuola materna dove ha fatto il suo percorso normalmente, ha disegnato e seguito le attività. Ha parlato presto e sempre bene e le maestre dell'asilo non mi hanno mai detto nulla in merito. Secondo Lei è presto per parlare di disortografia? Si potrebbe aspettare fino alla fine della seconda elementare o è meglio cominciare subito un percorso di accertamento? Sono preoccupata e vorrei un chiarimento.
La ringrazio.

Gentile signora Emanuela,
quando un bambino omette e/o inverte lettere e sillabe, è plausibile pensare ad una difficoltà chiamata disortografia, che consiste in un problema che insorge nel passaggio dal linguaggio parlato a quello scritto. Si verifica, appunto, quando la traduzione del suono della parola in simbolo grafico incontra qualche ostacolo. All'origine possono esserci problemi percettivi o auditivi, come potrebbe invece trattarsi di una difficoltà nel processo evolutivo verso la comunicazione scritta, che richiede più concentrazione e meno immediatezza della comunicazione parlata. Esistono specifici test per stabilire il quadro diagnostico, ed esistono anche tecniche riabilitative. Nel caso, però che la difficoltà sia di origine psicologica e riguardi un intoppo nella comunicazione a livello emotivo e relazionale, accanto alla riabilitazione funzionale, il bambino dovrebbe essere seguito da un intervento psicologico.
Nel suo caso, tuttavia, la bambina non ha dato alcun segnale precedente di difficoltà né a livello verbale né a livello grafico-simbolico. Se poi sua figlia non ha problemi di socializzazione con gli altri bambini, è serena e non ci sono stati episodi "difficili" nella vita familiare, penso che sia del tutto legittimo attendere la fine della seconda elementare per avviare un accertamento, solo nel caso che si noti un peggioramento, con l'aumento della complessità delle prestazioni richieste dalla scuola. Forse la maestra è stata eccessivamente attenta ed ha voluto allertare troppo in fretta. In prima elementare i bambini cominciano ad affrontare difficoltà superiori a quelle della materna e spesso hanno bisogno di un po' di tempo per abituarsi. Per il momento, consiglio a lei ed a tutta la famiglia di rimanere sereni e non dimostrare ansia con la piccola perché questo potrebbe creare un circolo vizioso ed indurla a "sbagliare" per agitazione emotiva. Datele fiducia e ditele che quando si comincia una cosa nuova può essere difficile fare tutto bene, ma poi si impara. Se potete, seguitela nei compiti a casa, ma sempre mantenendo un atteggiamento incoraggiante.

Bullismo

Mio figlio ha cambiato carattere, rifiuta la scuola ed è aggressivo coi compagni

Annarosa da Bologna

Sono la mamma di 2 bambini di 4 e 6 anni. Ultimamente ho difficoltà a gestire mio figlio più grande che frequenta la prima elementare; da circa un mese rifiuta di entrare a scuola, piange, e le maestre mi riferiscono che in classe è molto agitato e nervoso. A casa succede la stessa cosa, e a volte si rifiuta di fare i compiti e non solo. E' diventato molto oppositivo, non vuol sentire niente. Noi genitori proviamo a parlargli, a dargli consigli, a rassicurarlo, ma, anche quando sembra aver capito, il giorno dopo tutto torna uguale. Il rendimento scolastico è molto calato ed anche la relazione con i compagni è peggiorata, non tollera nulla e reagisce con aggressività. Ci dice che tutti gli danno contro. Noi gli consigliamo di lasciare perdere di non alzare le mani anche se viene preso in giro perché a quel punto gli viene attribuito il torto all'istante. Oramai in classe lo hanno catalogato come un bimbo "cattivo". Perfino in mia presenza e davanti a lui, i suoi compagni mi riferiscono che ha fatto il monello... Lui si chiude e reagisce ancor peggio.
Come posso fargli capire che deve tranquillizzarsi e imparare a giocare con serenità senza pensare che tutti ce l'abbiano con lui?
Sto iniziando a farmi problemi nel farlo stare con gli altri bambini, sto iniziando ad aver problemi anche con i genitori dei suoi compagni che spesso, purtroppo, non sono disposti a chiedersi se per caso non siano anche i loro figli a stuzzicare il mio.
Come devo gestire secondo lei la situazione?
La ringrazio.

Gentile Signora,
da quanto mi riferisce, temo proprio che suo figlio sia vittima di bullismo scolastico. Questo significa che è oggetto di provocazioni e prese in giro da parte dei compagni. Le maestre non l'hanno notato? E' un comportamento che sta diventando frequente, purtroppo, sia a scuola che in rete o altrove. Suo figlio è oggetto di prepotenze e "cattiverie" da parte di alcuni compagni; il fenomeno è complesso e purtroppo causa danni psicologici anche seri. Ansia, nervosismo ed anche aggressività. Ci sono studi che dimostrano che chi è vittima di bullismo può aumentare il proprio comportamento aggressivo e agire il bullismo lui stesso, in un tentativo difensivo di imitazione dei compagni. Mi sembra che questo stia avvenendo a suo figlio. I motivi per i quali accadono queste cose non sono ancora chiarissimi, tuttavia sembrerebbe che chi agisce atti di bullismo, sia gli autori che le vittime, siano persone particolarmente fragili ed emotivamente insicure. Ci sarebbe, insomma, una risposta distorta ad un bisogno di apparire più forti.
Dove vivete? Se siete a Torino o in zona, possiamo parlarne insieme, altrimenti bisogna comunque rivolgersi a qualcuno che vi aiuti a sbloccare la situazione, da un lato, ed approfondire la situazione di disagio di cui sta soffrendo suo figlio, dall'altro. Parlate con le maestre, con il direttore della scuola, e chiedete il parere di uno psicologo. Sarebbe anche opportuno cambiare scuola, subito, dal prossimo anno.

Problemi di Comportamento

Mio figlio di sei anni fa i capricci e disturba a scuola

Luciana da Brindisi

Sono mamma di due bambini. Il più piccolo ha 6 anni e fa la prima elementare. All'inizio era contento di andare a scuola ma dopo ha cominciato ad avere problemi di comportamento: disturbava in classe, faceva i capricci, faceva lo sciocco. Adesso però le cose sono peggiorate, è diventato aggressivo coi compagni, fa più spesso scenate di capriccio e quando si mette in testa che non vuole lavorare in classe, non lo fa, prende a calci il banco sedia e cose di questo genere. Sono un po' disperata, ho usato le buone e le cattive maniere senza risultato, lui è consapevole di sbagliare ma continua a comportarsi male. Io abito da settembre dell'anno scorso con il mio compagno, sono separata dal papà, e da quando abito col mio compagno ci sono più regole in casa. Prima abitavo da sola con i miei figli.

Mi sembra di capire che la convivenza con il suo compagno sia coincisa con l'inizio della scuola elementare di suo figlio. Due novità molto significative che hanno cambiato la vita del bambino. La scuola elementare impone più regole della materna e le esigenze sono molto più alte: bisogna rimanere seduti, reggere la disciplina, ascoltare le lezioni, eseguire i lavori in classe e fare i compiti a casa. In famiglia anche ci sono più regole da quando c'è il suo compagno. In precedenza i suoi bambini li educava lei e pretendeva meno obblighi dai suoi figli. Penso che il bambino di cui mi parla stia manifestando un grande disagio verso questo cambiamento e non sia in grado di adattarvisi. Credo che sia proprio necessario intervenire e pretendere maggiore compostezza. Si faccia aiutare dal suo compagno, ma con pazienza, chiedendo gradualmente piccole cose in più a suo figlio, abituandolo a rispettare regole semplici e gratificandolo quando ci riesce. Non usate punizioni, ma mostratevi delusi quando non ubbidisce. Non so com'è suo figlio a casa, ma immagino che sia stato abituato ad ottenere molto da lei. Fa gli stessi capricci che fa a scuola? Lei forse lo accontentava subito per evitare le "rabbiette". Cominci ad accontentarlo solamente quando se lo merita. Il padre frequenta i bambini? Come sono i rapporti tra di voi? Anche il papà può aiutare a stabilire qualche regola.

Preadolescenza e Adolescenza

Mio figlio di undici anni vomita prima di andare a scuola

Laura da Viterbo

Sono la mamma di un bambino di 11 anni che frequenta la prima media. Da alcuni mesi si sveglia, quando va a scuola, con mal di pancia o mal di testa o vomito perché ha paura di qualche interrogazione o verifica. Sembrano attacchi di panico nella mia ignoranza. Se lo obbligo ad andare a scuola già durante il tragitto migliora e gli passa. Come posso aiutarlo? Ha anche fatto vari esami e fisicamente non ha nulla. Non ha problemi con i compagni.

Non credo che suo figlio abbia attacchi di panico che si presentano diversamente. Credo che abbia proprio paura, come ben dice anche lei. Il passaggio dalla scuola elementare alla media non è cosa da poco, gli impegni e le esigenze da soddisfare sono più importanti e dunque il momento è delicato, come tutti i momenti di cambiamento verso situazioni più complesse. Mi pare che suo figlio stia manifestando con i suoi "mal di pancia" il timore che questo passaggio sia troppo difficile e l'impulso ad evitarlo. Il suo ragazzo ha 11 anni, quindi è un preadolescente: si trova in un terreno-ponte tra l'infanzia e l'adolescenza vera e propria. Immaginiamo che l'infanzia sia rappresentata dal calduccio comodo del letto, che lui tenta di non lasciare perché ha paura, e il cammino verso la crescita e l'adolescenza sia la strada per andare a scuola. Come vede, una volta che non è più del tutto sul ponte incerto della preadolescenza ma si stabilizza nella sensazione di trovarsi sulla strada della crescita, suo figlio sta meglio. In conclusione non mi preoccuperei per lui, credo che questo primo anno di scuola media sia un momento di passaggio e tutto dovrebbe risolversi spontaneamente. Gli parli di lei, della sua vita da piccola e di come è stata la sua adolescenza, gli racconti altre storie, se le ricorda, di parenti, amici...e stia tranquilla.

Malattia,Ospedale,Paure.

Paura dell'Ospedale,ansia di separazione e lutti. Bambino di 5 anni

Beatrice da Torino

Il mio bambino di 5 anni a breve sarà operato di tonsille in seguito a un ascesso peri tonsillare avuto a gennaio per il quale stato ricoverato una settimana con terapia antibiotica in vena. L'esperienza è stata molto traumatica, tanto che per un paio di mesi ha cambiato carattere e si è chiuso in se stesso. Perciò l'idea di comunicargli che dovrà tornare in ospedale mi preoccupa molto. Non so con quanto anticipo dirglielo, in che termini metterla, se sul concreto o sul fantasioso (ho scaricato da Internet un libricino su "Lucilla la tonsilla che se ne va, e cosa mai succederà?" che spiega molto bene, forse perfino troppo, anche gli aspetti pratici). Soprattutto, non so come affrontare il discorso dell'anestesia, visto che chiudere gli occhi per dormire la sera per lui è un problema perché ha paura di fare brutti sogni. Sto riflettendo su cosa sia meglio omettere per non traumatizzarlo pur rimanendo onesti in modo che lui non si senta tradito. E' un bambino molto intelligente e sensibile.

Capisco molto bene la sua preoccupazione. Dire ad un bambino che deve andare in ospedale ed essere operato è una cosa davvero difficile. Non si può addolcire la pillola più di tanto: quella è la realtà. Dovrà dirgli le cose come stanno, ma con molta tranquillità, perché l'ansia e l'angoscia dei genitori è ciò che maggiormente fa paura ai bambini. Glielo comunichi una ventina di giorni prima e gli dica che moltissimi bambini della sua età devono togliere le tonsille perché danno problemi, come lui stesso ha potuto constatare. Insista sul fatto che le toglierà per non avere mai più bisogno di andare in ospedale. Gli dica che questa volta ci starà pochissimo, forse solo una giornata, e non dovrà mettere in vena nessun ago e potrà mangiare moltissimo gelato. Se vuole usare il libretto di Lucilla, faccia pure, ma le consiglio di stampare solo le pagine con le poesie ed i giochi. Non parli dell'anestesia ma gli dica che gli daranno una medicina che non gli farà sentire dolore. (Avrà un dolore che durerà poche ore). Poi risponda serenamente a tutte le sue domande. Leggendo il suo messaggio mi sono chiesta come mai la settimana in ospedale è stata così traumatica: lo hanno bucato molte volte? Come mai il suo bambino ha paura di dormire e come mai fa brutti sogni? Questo è cominciato dopo il ricovero o è proprio un disagio che lui ha da prima? Se le fa piacere mi scriva di nuovo.

Più che altro è stato traumatico l'evento della malattia. Per la prima volta ha sofferto, lo sentivo dire che si sentiva malissimo, ha avuto il collo bloccato e la febbre alta per tre giorni. In ospedale non erano graditi i buchi, l'essere legato alla colonnina con le flebo (è un bimbo vivace), banalmente l'abbassalingua, le visite quotidiane del mattino, gli esami del sangue, le ecografie, gli otorini...Ha passato la settimana di ricovero nel letto con le scarpe...forse gli dava l'idea di potersene andare da un momento all' altro. Si è sentito imprigionato (me lo ha detto), tradito da noi che non lo abbiamo preparato perché non lo potevamo sapere. Per via delle scarpe e per la sua (solo a volte a dire il vero) scarsa collaborazione con il personale medico ci ha fatto visita la NPI, che non ha riscontrato niente di anomalo. In un secondo tempo i medici mi hanno segnalato che le terapie farmacologiche che faceva erano molto pesanti: soprattutto il cortisone per via endovenosa dava agitazione. Non credo che una malattia importante e un ricovero siano facili da digerire, a 5 anni. Quanto alla difficoltà ad addormentarsi è stata sempre una sua caratteristica. Ha sempre cercato mille scuse per rimandare il più possibile (ho fame, devo andare in bagno), anche se poi dorme da sempre tutta la notte (e meno che non stia bene). Solo adesso mi rendo conto che la sua era forse paura perché me lo dice. Sembra non avere superato quell'ansia del distacco del sonno. Eppure dormiamo ancora insieme. Aggiungo che abbiamo rinunciato al ciuccio da un mesetto. E che purtroppo nei suoi 5 anni il bambino ha dovuto salutare due nonne, una di queste, che lui vedeva spesso, mancata a settembre. Aggiungo anche che ha paura delle ragnatele, ed è molto impressionabile per cose che vede nei cartoni , che abbiano un'aria minacciosa. Eppure se la tv è accesa guardiamo solo programmi per bimbi. La scorsa settimana da un amichetto ha visto Scooby doo a cena e poi non riusciva a dormire. Approfitto anche x raccontarle di questo bizzarro comportamento dove in alcuni momenti non vuole buttare/ lasciare andare delle cose, come ad esempio la carta della cannuccia, un filo di cotone che stacchiamo della maglia… oppure al parco prende un ricordo come un filo d' erba o altro. E dice " vorrei conservarlo ".

Sono completamente d'accordo con lei: una malattia importante ed un ricovero sono senz'altro difficili da digerire, direi per tutti, figuriamoci per un bambino di 5 anni! Suo figlio mi sembra un bambino intelligente e molto simpatico, con una buona dose di immaginazione creativa che, però, come succede a quell'età, può spesso diventare quasi realtà. Inoltre, alla sua età si attraversa un periodo fisiologico di importante crescita mentale, emotiva e relazionale. Crescere non è un processo automatico e può succedere che i bambini si spaventino nel sentire che si richiede loro maggiore autonomia e distacco dai riferimenti sicuri degli affetti familiari. Sono d'accordo anche sul fatto che di certo ha una certa reticenza a gestire le separazioni, e che da questo viene il problema dell'addormentamento. Però, se poi dorme bene tutta la notte, io non starei a preoccuparmi tanto. Nella sua vita ha già sperimentato che le persone care possono andarsene per sempre: non è poco. Non so come avete trattato con lui i temi della morte e della scomparsa delle persone. Sono argomenti difficilissimi. Il suo bambino vorrebbe poter trattenere tutto e tutti, ha un forte senso dell'attaccamento, e soffre nel constatare che non ha questi poteri. Tuttavia, il bisogno di trattenere si scontra con il desiderio di sentirsi anche libero, che in lui è forte, dal momento che è un bambino vivace. Da questo viene anche la sensazione di "imprigionamento" (come le mosche nella ragnatela?) che è stata realtà nel periodo del ricovero. Scooby doo è un cartone che tratta di fantasmi, misteri e cattive persone che fanno brutti scherzi, è un cartone impegnativo per un bambino che ha già affrontato due lutti. Ancora una domanda: dorme con lei (mamma) o nella vostra camera nel suo lettino? E' stato impossibile convincerlo a dormire in una cameretta sua? Naturalmente non è proprio questo il momento di provarci. In conclusione, direi che il suo bambino, per sua natura tenero e sensibile ha già avuto esperienze molto significative di perdita e non mi meraviglierei se la malattia avesse attivato in lui la paura di morire lui stesso. Forse, più avanti, se lo vedete troppo turbato, potreste considerare l'idea di ricorrere ad un sostegno psicologico per aiutarlo a superare i brutti pensieri.

Enuresi infantile (la pipì che scappa)

Mio figlio, tre anni, torna a bagnare il letto

Annalisa da Taranto

Mio figlio ha compiuti da poco 3 anni. A febbraio abbiamo tolto il pannolino di giorno e si è bagnato solo una volta. A giugno gli ho chiesto se si sentisse di toglierlo anche la notte (la mutandina era sempre asciutta) e mi ha detto di sì. Da allora ha bagnato il letto solo una volta. Ora sono due giorni che bagna il letto, e due giorni fa si è bagnato anche di giorno (eravamo in piscina e ho pensato fosse colpa del fatto che era molto a contatto con l'acqua). Premetto che sono al 7° mese di gravidanza e mio figlio è entusiasta! Mi abbraccia sempre la pancia, e chiede in continuazione della sorellina che arriverà. Non mostra assolutamente alcun disagio a riguardo, anzi! Ha deciso lui di andare in camera sua a dormire anche la notte perché voleva lasciare il lettino alla sorellina. Questo ultimo passaggio l'abbiamo fatto un mese e mezzo fa. A parte rari casi, dorme tutta la notte senza chiamarmi. Come devo comportarmi per questo problema che si sta presentando? Lui è mortificato, e non voglio sgridarlo, ma nemmeno lasciar correre perché non vorrei che la prendesse come una cosa 'normale'. Spero di essermi spiegata in modo corretto e che Lei possa aiutarci.

Gentile signora,è assai probabile il collegamento tra il prossimo arrivo della sorellina e l'episodio di enuresi del suo bambino:suo figlio è un bambino affettuoso e generoso, non si rende conto consapevolmente che una nuova sorellina, mentre è fonte di gioia, comporta anche qualche rinuncia. Lui anticipa le rinunce, offre il lettino e la vicinanza con la mamma di notte, ma nel profondo delle sue emozioni "sa" che questi regali costituiscono anche una perdita, in un certo senso. Il suo organismo lo esprime "perdendo" la pipì ed attuando un piccolo passo indietro nel suo percorso di crescita, a fronte di tanti passi avanti per altri versi. Non lo sgridi assolutamente, lo rassicuri, gli dica che ciò che gli succede è normale perché la sua vita sta cambiando e lui sta crescendo. Ha anche appena iniziato la materna, vero? O inizierà a settembre? Un momento esistenziale importante ed impegnativo. Gli proponga di rimettere il pannolino per qualche giorno se questo lo fa sentire più tranquillo oppure lasci che si bagni e risolva con una traversa impermeabile sotto il lenzuolo. Passerà.

Allattamento, alimentazione

Mio figlio, 19 mesi, allatta ancora

Donata da Napoli

Il mio bimbo ha 19 mesi e lo allatto ancora. Sono confusa perché' non so se, dopo tutti i sacrifici che ho fatto finora, sia meglio interrompere adesso o proseguire fino a due anni quando potrò spiegargli che non ne ho più e che ora è più grande e ci possiamo fare altre coccole. Inoltre, con questo caldo, mi sento quasi di condannarlo togliendogli il latte che per lui è una grande consolazione dal caldo, dalla sete, dal sonno. Ci tengo a precisare che non ha mai preso ciuccio o biberon. Credo che anche per queste ragioni ancora oggi fa diverse poppate come se avesse 6 mesi.

Gentile signora, il latte materno fa molto bene ai bambini piccoli per le molte proprietà nutritive e gli anticorpi che contiene. Anche il seno è importante per il bimbo come veicolo di relazione rassicurante e protettrice con la sua mamma. Tuttavia per crescere i bambini hanno bisogno di ampliare gli orizzonti e fare nuove esperienze. Nel campo dell'alimentazione, provare nuovi sapori, nuove consistenze. Suo figlio ciuccia continuamente perché non ha altro. Non c'è bisogno di spiegargli nulla, gli offra qualcosa di diverso da assaggiare e vedrà che piano piano il bambino comincerà ad accettare qualche pappa, qualche biscotto...Se rifiuta di succhiare il biberon (ma l'acqua non la beve?) cominci a fargli provare altri gusti dal suo dito. In bocca al lupo!