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La Psicologia Dei Bambini

Amministrazione

Faccio, parlo, gioco...

Bimbo con una palla

I primi oggetti di relazione del bimbo piccolo, sono ancora molto legati a percezioni fisiche piacevoli, collegate a sensazioni emotive di protezione e sicurezza.

Da questo momento in poi, il procedere dello sviluppo condurrà il bambino verso capacità di natura simbolica, e questo è un ENORME passaggio di crescita.

I primi passi con aiuto

Già l'incontro con altri oggetti oltre a quelli forniti dagli adulti gli avrà permesso di sperimentare AZIONI nuove e constatare effetti non conosciuti prima: il rumore delle stoviglie, la possibilità di riempire pentole con altri oggetti e la scoperta dello spazio fisico tridimensionale... Avviandosi verso questo nuovo periodo, il bambino agisce più intenzionalmente sugli oggetti e modifica, con le sue azioni, la realtà. Il bambino con la palla che si vede nell'immagine, studia i movimenti della palla in relazione ai propri movimenti, poi riuscirà a dirigerla secondo le sue intenzioni, e finalmente eseguirà altri movimenti, per raggiungerla, afferrarla, mandarla da qualche altra parte...

Questa catena di azioni, che prolunga l'esperienza e la rende più complessa ed articolata, coincide con un importante arricchimento sia dell'apparato cognitivo sia del mondo interno del bambino.

Il movimento alla conquista dello spazio esterno comincia con il gattonare e prosegue con il camminare: quante emozioni, risate, pianti, corsette e ritorni a tuffo tra le gambe di mamma e papà. Orgoglio e anche preoccupazioni in più per chi accudisce gli intrepidi equilibristi.

I bambini adesso possono allontanarsi fisicamente dagli adulti ed imprimono prima tragitti lineari e poi vere e proprie mappe nella mente; sanno come si arriva in cucina, al rubinetto del bidè, al secchio della spazzatura, alla macchinina in cameretta, al lettone...

Si tratta di prototipi di immagini, sono ancora di tipo motorio, sono iscritte nella memoria propriocettiva, ma tra molto poco, gli urletti ed i gesti si trasformeranno in paroline.

La parola segna un distacco dalla realtà concreta perché le cose si possono evocare anche quando non ci sono, ed anche le persone, naturalmente. Si può immaginare tutto quello che questo fatto significa! E i bambini adesso possono immaginare quello che vogliono.

Si guardano allo specchio, hanno anche uno specchio interno con l'immagine del proprio corpo, hanno in mente le persone che conoscono bene, dicono mamma, papà, sì e no, acqua, pappa... Dicono "Voio!" e "Pau(r)a". Sono personcine di modo e di fatto. Tra poco diranno "cacca" e "pipì" consapevolmente ed il pannolino sarà un ricordo, almeno di giorno.

Bimba su uno scivolo

Cominciano a giocare. Passano dal divertimento emotivo, quello fisico che implica l'attivazione del corpo con sensazioni eccitanti o dolorose,ed emozioni di orgoglio, paura, invidia, rabbia, o altro, ma sempre di origine sensoriale, come la bambina sullo scivolobambina sullo scivolo, ad un tipo di gioco molto diverso, il gioco del "come se", del "fare finta", gioco ormai del tutto simbolico che non produce divertimento ma interesse.

L'espressione dei bambini, mentre giocano così, è di grande coinvolgimento, adesso hanno quasi tre anni, e guai a chi disturba. Non si tratta più di lanciare una palla o far correre una macchinina, adesso si mettono in scena ruoli ed azioni non reali all'esterno ma reali all'interno. I personaggi del mondo interno entrano nel mondo esterno e diventano pensabili e controllabili. Di solito c'è un lieto fine, ma può anche essercene uno tremendo, tanto, in fin dei conti, non è "vero".

Ecco la bellezza e l'importanza dei giochi dei bambini.

Adesso dovremmo essere pronti per la scuola materna.

Bambini che giocano alla "casa"

Qualche volta, però le cose possono non filare proprio lisce, e, come nei precedenti momenti di snodo evolutivo, il bambino può apparire più lento dei compagni o amichetti. Può accadere che il bimbo:

  • Mantiene troppo a lungo il gattonare, sembra fragile sulle gambe, è timido e non esplora granché in casa e fuori.
  • Ha delle paure eccessive: delle persone che non conosce, dei cani, di altre cose anche più innocue...
  • Sembra non avere fiducia in se stesso non desidera sperimentare novità, si ritrae.
  • Presenta un ritardo del linguaggio troppo prolungato.
  • Non vuol saperne del vasino, ma per adesso si può ancora avere pazienza e non allarmarsi troppo.
  • Non gioca o fa giochi che appaiono noiosi e troppo ripetitivi.
  • Piange ed urla troppo spesso, per qualsiasi cosa o per nessun motivo apparente.
  • Si sveglia spesso urlando.
  • Si isola.
  • Non piange mai, un vero angioletto. Non è necessariamente un buon segno!
Bimbo sul vasino

In presenza di più di uno di questi comportamenti, dovremmo proprio cominciare a chiederci che cosa sta disturbando il nostro bambino, discuterne in famiglia, non drammatizzare né troppo né troppo poco, ma fare attenzione e magari parlarne al pediatra.

La figura del pediatra è davvero utile ed importante per sostenere la famiglia nel compito non banale di allevare un bambino. Scegliete un pediatra che abbia in mente tutta la persona del piccolo, e non solamente il suo organismo.

Bimbo che piange urlando

Se il pediatra non basta non abbiate timore di rivolgervi ad uno psicoterapeuta specialista dell'infanzia.

Non c'è un'età minima necessaria per usufruire di una consultazione psicologica. I bambini possono essere visti anche da piccolissimi, insieme ai genitori naturalmente. Anzi, le probabilità di soluzione definitiva del problema sono direttamente proporzionali alla minore età del piccolo e alla disposizione a collaborare dei genitori.