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La Psicologia Dei Bambini

Amministrazione

Insonnia infantile

Bimba a letto con orsacchiotto
Bimba a letto con orsacchiotto

L'insonnia è un disturbo molto frequente e riguarda ogni età. In ogni età ha caratteristiche e ragioni proprie. Quando riguarda i bambini, però, ci stupisce. E' diffuso il luogo comune che i bambini non abbiano problemi e dunque non abbiano motivi per non dormire, come se solo le preoccupazioni della vita concreta esterna fossero motivo di disagio, ansia o angoscia. Vista così, l'insonnia infantile potrebbe perfino essere considerata dalla famiglia in modo negativo, come dovuta a cattiveria, ad un brutto carattere, ad un capriccio... Comunque è un grave problema per la famiglia.

Nei primi tempi dopo la nascita, il bambino piccolo di solito dorme ancora molto e si sveglia solo per essere nutrito o cambiato, cioè in relazione con necessità fisiche che il corpo segnala. Quasi sempre è davvero così, ma si possono verificare situazioni in cui neanche il neonato riesce ad abbandonarsi al sonno facilmente pur trovandosi in condizioni fisiche di benessere.

Il sonno ha una funzione molto importante per lo sviluppo psico-fisico del bambino ed è presente già prima della nascita: il feto dorme molte ore e, perlomeno da quando il cervello è abbastanza maturo (verso la 25a settimana di gestazione) presenta fasi di sonno REM, quello che negli adulti indica la presenza di sogni.

Il sogno serve al feto per elaborare le esperienza della sua vita intrauterina e si suppone sia fatto di luci ed ombre, suoni, rumori percepiti durante la veglia e provenienti sia dall'interno dell'utero (battito cardiaco della mamma) che dall'esterno (voci, musiche...). Con ciò elabora ed organizza le esperienze pre-nascita ed arriva nel mondo già un po' preparato.

Dopo la nascita, il bambino ha ancora bisogno di molte ore di sonno, per riposare e per sognare. Ma la culla non è l'utero e la vita si è molto complicata.

Che cosa ci vuole per addormentarsi? E' essenziale la capacità di ritirarsi dal contatto con l'ambiente esterno e trovare un rassicurante incontro con qualcosa entro cui rifugiarsi al sicuro. In utero funzionava così, il feto si trovava "dentro" un oggetto che lo abbracciava continuamente e lo accompagnava con il certo tic-tac del cuore della mamma anche quando essa stessa dormiva. Anche adesso il contesto è importante: una culla, una copertina che lo faccia sentire percettivamente tenuto e, soprattutto, il ricordo rassicurante di un abbraccio materno, non più simbiotico, come in utero, ma empatico, e cioè veicolo di contatto mentale. Lentamente stiamo già avviando il bambino verso l'uscita dalla dipendenza tutta fisica. Lo dico per chi teme che tali attenzioni rendano il bambino dipendente e "viziato" per sempre.

Il bambino che non dorme è un bambino "nudo", privo del calore ambientale di tipo mentale e relazionale;
qualcosa è andato storto senza colpa di nessuno, per errori che si fanno in buona fede o per circostanze negative che l'ambiente si può trovare a dover affrontare. A volte la mente e l'affettività ci viene strappata via da una perdita, un lutto, una grave malattia, una depressione... ed il nostro bambino si trova nudo e deprivato, percepisce l'ambiente come incerto ed insicuro, come fa ad addormentarsi? Piange e vuole conferme, vuole rivedere la mamma, ha paura che tutto sia scomparso attorno a lui, vuole rivederla trenta volte per notte. Il risultato è che l'ambiente comincia ad essergli davvero ostile e si mette in moto un circolo vizioso.

Incubi
Incubi

Queste situazioni creano emozioni negative nei genitori, sensi di colpa, rabbia verso il piccolo, impulsi a riparare con concessioni esagerate e la relazione diventa problematica. Il bambino prova angoscia, senso di deprivazione... tutti cercano un modo di uscire dall'impasse, anche il bambino. Per esempio quando pretende di dormire nel lettone tutta la notte o col seno materno ad un centimetro dalla sua bocca in modo da poterlo afferrare appena si sveglia per rassicurarsi e riaddormentarsi.

Anche lui ha bisogno di dormire. Può darsi però che resista al sonno per non incontrare i cattivi fantasmi in cui si sono trasformate le poco buone esperienze della veglia.

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