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La Psicologia Dei Bambini

Amministrazione

Deficit dell'attenzione, Iperattività, Aggressività

Condotte che possono essere sintetizzate nella categoria dei "disturbi del comportamento", tema vasto e complesso che include una vasta gamma di condotte molto diverse tra loro sia nell'espressione che nel significato psichico. Si tratta, in generale, di comportamenti che "disturbano" e possono avere infinite sfumature, in relazione allo specifico contesto sociale, all'intensità, alle conseguenze personali e sociali ed all'età della persona che "disturba".

Il minimo comune denominatore consiste nel fatto che i soggetti di questi comportamenti "agiscono" e, dal momento che sono inseriti in un contesto sociale, le regole essenziali di convivenza vengono scosse nei più vari gradi e misure.

Si inseriscono in questo registro i problemi legati ad "iperattività" e "deficit dell'attenzione e concentrazione", che, anche intuitivamente costituiscono una sindrome unica, denominata, nelle classificazioni ufficiali internazionali "ADHD" (Attention-Deficit/Hiperactivity Disorder). Tale comportamento di solito viene segnalato dalla scuola perché il bambino non riesce a star fermo, è irrequieto, non può seguire le lezioni e dunque disturba e non apprende. Per una trattazione più generale sull'apprendimento e i suoi problemi, vedere qui.

Ma perché? E' importante capirne i motivi. La discussione sull'origine neurologica di questo disturbo è sempre aperta, così come quella sull'opportunità di somministrare o no farmaci per curarlo.

Bambino arrabbiato
Bambino arrabbiato

Dalla mia esperienza, sono arrivata a credere che si tratti di vera e propria "agitazione emotiva", come se la psiche fosse invasa da contenuti che il bambino non riesce a metabolizzare con la mente e dunque non può far altro che buttarli fuori in forma motoria.

Qualche volta c'è alle spalle una situazione familiare compromessa, gravi problemi, forse occasionali, forse strutturali. In questo caso l'agitazione è "normale", e l'intervento può avere successo se si aiuta la famiglia a trovare un assetto migliore.

Durante il lavoro psicoterapeutico, si nota spesso come questi bambini tendano ad agitarsi anche in seduta. Essi possono però tranquillizzarsi appena sentono che sono aiutati a capire la loro situazione di vita e a non percepirla come fonte di terrore disorganizzato.

E' diversa la situazione di un bambino, ragazzo o adolescente che non riesce ad apprendere perché troppo invaso da angosce arcaiche (simili a quelle che provocano gli attacchi di panico) che è costretto trasformare in azioni. Ciò é spesso dovuto a carenza di esperienze di contenimento e dunque della capacità di trasformare le emozioni primarie in pensieri. In questo caso, alla difficoltà di apprendimento si associano spesso anche comportamenti aggressivi ed il problema è di gran lunga più grave. E' necessaria una consulenza diagnostica per definire con precisione il quadro. Queste persone trovano sollievo dall'incontro con qualcuno che dia un significato pensabile alle "strane" sollecitazioni che percepiscono al loro interno.

L'"Aggressività", se presente come unico comportamento, non associato ad irrequietezza o ad altri sintomi, è da interpretare come espressione di sentimenti negativi (rabbia, odio sociale, invidia) che potrebbero anche essere motivati ma di cui il ragazzo non ha controllo. Il bambino aggressivo, di solito, ha poca autostima; spesso anche poca stima degli altri. I comportamenti aggressivi provocano molta angoscia ed ansia nei genitori, ma servono anche a segnalare la presenza di un problema che forse non si potrebbe notare altrimenti.

Le cause di questi comportamenti sono comunque molto vaste, non limitate a quanto ho descritto.

Maurizio, per esempio, viene in terapia a 11 anni per comportamenti aggressivi e un generale atteggiamento sprezzante verso gli altri. Durante il lavoro mantiene tale atteggiamento, si fa beffe di tutto e di tutti gli sforzi del terapeuta per aiutarlo. Rovina gli oggetti, inonda il pavimento con acqua... insomma, incontenibile. Il mondo sembrava essere lì affinché lui potesse distruggerlo. Il bambino pareva non poter trovare alternative. Fu quando il suo terapeuta gli parlò del concetto di "valore delle cose" che la situazione cambiò come d'incanto. Qualche volta queste cose succedono: offriamo pensieri mai pensati prima e questo riesce ad aprire alternative inaspettate.

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