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La Psicologia Dei Bambini

Amministrazione

La nascita

Mamma con neonato in braccio
Mamma con neonato in braccio

Eccolo, è arrivato. E' fuori. Qui lo vediamo completamente disteso pelle pelle addosso alla mamma, mentre si aggrappa a lei con la manina. L'immagine vuol mostrare il corpicino del bimbo e l'atteggiamento tenero della madre, tuttavia i primi incontri madre-bambino dopo la relazione uterina non funzionano proprio così. Tutte le mamme, istintivamente, avvolgono il corpo del bambino con un indumento morbido e caldo oltre che con il loro abbraccio, perché il piccolo è stato molto tempo completamente avvolto dal corpo della madre e la sua pelle è delicata, non certo pronta a sostenere la percezione di uno spazio privo di contatto. Tuttavia, è la pelle della mamma, il suo odore, la sua voce, la culla percettiva che traghetta il bambino nato da poco dal monto intrauterino al mondo esterno.

Le madri lo "sentono", e si identificano spontaneamente con le sue sensazioni e bisogni, lo coprono, lo abbracciano, gli parlano.

Se chiedete a qualunque medico o infermiere di un qualsiasi reparto di neonatologia, vi racconterà che i bambini nati prematuri che sono in incubatrice, nonostante il calore della culla artificiale, spesso si agitano, ma quando la mamma o il papà infila la mano e li tocca, si tranquillizzano: è il contatto umano che fornisce quello speciale calore che trasmette sicurezza.

Dai miei appunti durante una osservazione del neonato:

Paolo è nato da due giorni. La mamma è in ospedale e lo aspetta: quando la nurse glielo porge, lo riceve allungando le braccia, parlandogli, facendogli dei complimenti, poi lo accosta a sé per allattarlo, gira il bambino verso il seno, mantenendolo sempre molto in contatto con il proprio corpo...il bimbo non si attacca subito, tergiversa, apre, sì, la bocca ma tira su il mento. Ancora non si orienta benissimo, ha poca esperienza. La mamma non si preoccupa (qualche volta le mamme vanno in ansia quando i bambini non si attaccano subito), gli parla facendo la vocina infantile, gli chiede "che c'è? cosa vuoi...?" apre anche lei la bocca, vuole capire, si mette nella sua pelle... ed il bimbo quindi non si agita e, al secondo tentativo, prende il capezzolo. Lei lo tiene sempre molto accostato al corpo e perfino quando deve cambiare seno rotola il bambino sul suo petto: comprende a fondo l'importanza dello stretto contatto fisico nei primi giorni di vita.

Ma guardate che cosa succede quando arriva il momento di lavare il capezzolo e quindi di allontanare un pochino il bambino da sé: Paolo si rannicchia tutto e poi si ridistende inarcando la schiena; spinge in alto le braccia con i pugnetti chiusi e tende le gambine, diventando tutto rosso.

Solo quando la mamma lo riaccosta al seno accetta subito il capezzolo e ricomincia a succhiare tutto rilassato e tenuto aderente al corpo di lei.

Spenderei volentieri molto tempo per interpretare che cosa ci racconta un bambino di due giorni attraverso il suo corpo sull'argomento delle separazioni, degli incontri e sul loro significato.

Dico solo poche cose:

Paolo mostra che non è tutto bocca e fame, come spesso si pensa. Ci dice che ha bisogno di orientarsi nel nuovo ambiente, vuol guardare, è tranquillo e curioso... la sua mamma gli offre tutto... una compenetrazione, quasi, nelle braccia, negli occhi... ma si vede che lui non vi si tuffa... dopotutto l'ambiente è tutto nuovo... Passare dalle braccia della nurse a quello della mamma può significare un vero viaggio. Ipotizziamo che si senta anche disorientato e che sia importante offrirgli le coordinate che costruiranno per lui un nuovo spazio riconoscibile. La mamma gli lascia tempo, vuol capire anche lei da vicino il suo nuovo bambino, scende fino a lui, diventa bambina, si identifica. Supponiamo che da almeno due giorni gli parli così, lo avrà certo fatto anche durante la gravidanza. E quindi Paolo la riconosce in un clima disteso e si rilassa e si abbandona. Si sente ben contenuto, forse sta vivendo una situazione che gli ricorda i tempi dell'utero.

Mamma e bimbo sono uno dentro l'altra, ma non fisicamente, non più: adesso è "come se", i primi passi del lungo cammino verso la separazione sono già in moto.

Ecco quanto è importante sentirsi tenuto fisicamente e contenuto mentalmente, talmente importante che quando l'incanto si interrompe anche per pochissimo ed il bimbo deve essere allontanato, viene meno il senso di unione che per il neonato coincide con sentirsi tenuto insieme come un tutto solido, scatta una reazione motoria che chiama in campo ogni singola parte del corpo contemporaneamente, quasi a richiamare la sensazione che ci siano tutti i pezzi, e quasi anche scolpendo l'angoscia che le diverse parti schizzino via qua e là: e quanto sforzo! Diventa tutto rosso.

Prima che avvenisse tutto questo, Paolo era un feto,nutrito senza bisogno di succhiare, immerso nel tiepido liquido amniotico, in perfetta omotermia senza necessità di respirare, circondato dalle pareti uterine che lo contenevano fisicamente da ogni parte, morbide e sottili, una vera e propria pelle sicura.Certo ci sono state anche per lui, anche in quell'ambiente, sensazioni sgradevoli, dolori, fastidi, ma nell'ambito della normalità, la sensazione di contenimento fisico e cioè di essere tenuto insieme tutto unito, probabilmente è scontata.

Con la nascita niente rimane uguale ed avviene la prima grande separazione: quella dall'unico ambiente finora sperimentato.